Dissesto idrogeologico a Olbia: lavori bloccati da alluvione del 2013

Ambiente

I soldi e i progetti ci sono. Ma la burocrazia rallenta l’inizio delle operazioni. Mentre Comune e Regione si scontrano sulla responsabilità, l’area rimane a rischio in caso di forti piogge. Sky TG24 è tornato nella zona, per l’inchiesta "Dissesto doloso" - LO SPECIALE

La strada provinciale numero 38, che collega Olbia a Tempio, è ancora spezzata in due, all’altezza di Monte Pino. A ridurla così è stata l’alluvione del 2013 che fece 16 vittime. Le telecamere di Sky TG24 sono tornate nella zona per verificare cosa è cambiato e qual è il rischio idrogeologico nell’area, nell’ambito dell’inchiesta "Dissesto doloso". Qui, è stato accertato che i lavori per le riparazioni delle infrastrutture distrutte e la messa in sicurezza della città di Olbia sono fermi.

La strada provinciale: ricostruzione ferma dal 2013

Il primo caso documentato da Sky TG24 è proprio quello della strada provinciale numero 38 dove persero la vita tre persone, nel 2013, trascinate dalla furia dell’acqua nel burrone. Ma oggi il percorso è nelle stesse condizioni di allora. Priatu, una piccola frazione di Sant’Antonio di Gallura, è isolata da quattro anni a causa del collegamento interrotto. "Dopo quattro anni ancora non si sa di chi è la colpa, di chi è la responsabilità. E non è stato più fatto niente", sottolinea Veronica Gelsomino, sopravvissuta alla frana di Monte Pino. L’Anas doveva ricostruire la strada, ma tra avvicendamenti ai vertici e adeguamenti progettuali gli anni sono passati senza che si facesse nulla. Eppure i soldi ci sono. "Circa 5 milioni e 800mila euro", dice Carlo Vitti, sindaco di Sant’Antonio di Gallura. "Ma è un problema di ritardo dei nulla osta. Il genio civile si è espresso dando delle ulteriori prescrizioni", spiega il primo cittadino. Un problema di burocrazia dunque che, come sottolinea Vitti, "doveva essere superato dal mandato commissariale. Quindi figuriamoci, se non ci fosse questo mandato quanti anni dovremmo aspettare ancora?".

A Olbia solo due cantieri attivi

Ma non è solamente la strada di Monte Pino ad essere rimasta uguale. Anche Olbia, la città costruita sui canali, non è cambiata granché dopo l’alluvione che l’ha colpita. Al momento, in città, sono solo due i cantieri attivi. Il primo è quello che ha portato all’abbattimento del ponte di ferro allo stadio Nespoli. Il secondo, nel quartiere di Isticcadeddu, è quello dove è stato ricostruito il ponte sul Siligheddu. Mentre, a monte della città, dove dovrebbero essere costruite le vasche di laminazione per contenere l’acqua in caso di alluvione, non c’è nessun operaio al lavoro, nessun cantiere aperto. E questo nonostante il progetto risalga a diversi anni fa e i soldi siano già stati stanziati: 25 milioni e 300mila euro.

Il piano Mancini

Il cosiddetto piano Mancini contiene tutte le opere per la mitigazione del rischio idrogeologico. Le vasche di laminazione fanno parte del primo lotto, approvato e finanziato da Italiasicura, insieme alla regione Sardegna. Giovanni Tilocca, geologo che ha stilato il piano, ha spiegato a Sky TG24 cosa prevedrebbero i lavori: "La tecnica è quella di drenare l’acqua e di ampliare le sezioni laddove era possibile. Questo chiaramente creava impatto dentro alla città, ma noi abbiamo ritenuto che la città si rendesse conto, attraverso queste opere, di che cosa aveva sotto i piedi". Il piano prevede in tutto quattro lotti. Gli ultimi tre, per ulteriori 100 milioni di euro, devono essere ancora finanziati e progettati. La messa in sicurezza, comunque, imporrebbe una radicale trasformazione della città.

I contrasti tra Comune e Regione

Il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, si è sempre opposto a questo piano. "Io evidenzio le criticità di quel progetto. Fa acqua da tutte le parti", ha spiegato il primo cittadino, "dal punto di vista di come è stato costruito e di come è stato realizzato. E per la sicurezza dei cittadini, bisogna chiedere a chi ha responsabilità in questo senso di fare quello che deve fare". Non è dello stesso parere Edoardo Balzarini, assessore regionale ai Lavori pubblici: "Il Comune di Olbia ha ritirato la procedura di valutazione di impatto ambientale. In quel momento si è avviato lo stallo di tutta la progettazione. L’amministrazione regionale prosegue nell’attività che il Comune ha lasciato incompiuta". Dopo quattro anni, la messa in sicurezza di Olbia è ferma alle indagini sul terreno, nonostante la presenza di un progetto e dei soldi per realizzarlo. E il sindaco avverte: "In caso di un evento come quello del 2013, i cittadini sarebbero al sicuro? Assolutamente no".

L’inchiesta di Sky TG24

SkyTG24 da tempo tiene alta l’attenzione sul tema della cattiva gestione del territorio con l’inchiesta "Dissesto doloso". Ora è stato compiuto un nuovo approfondimento nei luoghi colpiti dai disastri naturali e le telecamere sono ritornate in quei territori dove avevano documentato inadempienze e problemi, per vedere se a distanza di tempo siano stati risolti. Lo speciale restituisce la fotografia di un’Italia ancora fragile, in cui le istituzioni, tra fondi bloccati, scarichi di responsabilità e rimbalzi di competenze, non riescono ad intervenire tempestivamente: dalla Liguria alla Calabria, dalla Sicilia alla Sardegna. "Dissesto doloso" è disponibile anche sul sito skytg24.it, con una pagina dedicata, mappe innovative e contenuti 360° navigabili.

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