Greenpeace, azione dimostrativa nell’Adriatico contro le trivelle

Con questa protesta, Greenpeace ha voluto ricordare la data del 17 aprile 2016, quando "15 milioni e 800 mila italiani votarono per il referendum sulle 'trivelle'" (foto Greenpeace)
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A due anni dal referendum, alcuni azionisti dell’associazione ambientalista hanno aperto due grandi striscioni nei pressi della piattaforma Fratello Cluster, posizionata poco a nord di Pescara. I manifestanti chiedono al nuovo governo di "cambiare rotta"

"A due anni di distanza – dal referendum sulle trivelle (ndr) - i mari italiani sono ancora sotto la minaccia di nuove attività di ricerca di idrocarburi". È quanto scrive in un comunicato Greenpeace, che il 17 aprile è entrata in azione con alcuni attivisti che hanno aperto nel mar Adriatico due grandi striscioni con su scritto: "Stop trivelle - Ieri, oggi, sempre". La manifestazione è stata effettuata nei pressi della piattaforma Fratello Cluster, posizionata poco a nord di Pescara, entro le 12 miglia marine dalla costa. La ong spiega che si tratta di "un deciso monito al governo che verrà, di qualunque segno esso sia" sul fatto che "una larghissima parte dei cittadini italiani è contraria alle trivelle".

Il referendum fallito

Con questa protesta, Greenpeace ha voluto ricordare la data del 17 aprile 2016, quando "15 milioni e 800 mila italiani votarono per il referendum sulle 'trivelle', con i 'Sì' che rappresentarono quasi l'86% dei voti validi". La consultazione referendaria, però, non raggiunse il quorum con un affluenza che si fermò al 31,18% degli aventi diritto. Il quesito chiedeva agli elettori se erano intenzionati, al momento della scadenza delle concessioni, a fermare gli impianti di estrazione entro le 12 miglia nautiche, anche in caso di presenza di altro gas o petrolio nei giacimenti. Il quesito non riguardava la possibilità di creare nuovi impianti entro le 12 miglia, già vietati dall'attuale legge, ma che le 21 concessioni al momento già esistenti potessero continuare ad operare.

Le proteste degli attivisti al largo di Pescara (Greenpeace)

Opposizione fino a quando non si cambierà rotta

Con l’azione intrapresa a largo della costa pescarese gli attivisti dell'organizzazione hanno voluto ribadire che l'opposizione di allora allo sfruttamento dei mari italiani per l'estrazione di fonti fossili "è la stessa di oggi", e verrà portata avanti fino a quando l'Italia "non cambierà rotta in materia di energia". "La politica energetica portata avanti dal governo Gentiloni negli ultimi due anni - dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace - sebbene meno aggressiva di quella di Renzi, ha infatti continuato a intendere i nostri mari soprattutto come dei giacimenti. Ma sia chiaro, la protesta di oggi non è una commemorazione, ma un deciso monito al governo che verrà". Esecutivo che, secondo Boraschi, è necessario che torni ad investire sulle rinnovabili, "smantellando presto le oltre cento piattaforme disseminate lungo i nostri mari, nella maggior parte dei casi improduttive ed esonerate persino da royalties e oneri fiscali".

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