Plastica in mare, sempre più tartarughe in stato di pericolo

Secondo l'ong keniana, almeno il 15% delle tartarughe salvate ha ingerito buste o altri rifiuti (archivio Getty Images)
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Casper Van de Geer, biologo di una ong keniana lavora in una clinica speciale sulle rive dell'Oceano Indiano e, in un'intervista all'agenzia Dire, racconta: "Almeno il 15% degli esemplari che curiamo ha ingerito buste o altri rifiuti". LO SPECIALE "UN MARE DA SALVARE"

 

Il mare è sempre più un contenitore di rifiuti in plastica, in cui quotidianamente è messa a rischio la sopravvivenza di specie protette come le tartarughe. A lanciare ancora una volta l'allarme, in un'intervista all'agenzia Dire, è Casper Van de Geer, biologo marino olandese, animatore dell'ong keniana Watamu Turtle Watch.

L'emergenza plastica

"Ripeschiamo sempre più tartarughe in fin di vita per aver ingerito buste di plastica, trasportate dalle onde e ormai incapaci di immergersi", ha detto l'esperto, che in riva all'Oceano Indiano gestisce una clinica speciale dove, insieme con 19 collaboratori locali, cura le testuggini in difficoltà. La portata dell'emergenza ha raggiunto, secondo il biologo, livelli di allarme preoccupanti. "Ormai – ha spiegato Van de Geer - almeno il 15 per cento degli esemplari che riabilitiamo ha ingerito buste o altri rifiuti che possono occludere l'intestino o perforarlo o anche causare avvelenamento con il rilascio di sostanze tossiche". L'esperto è reduce da un vertice, tenuto lo scorso mese a Nairobi, del Programma dell'Onu per l'ambiente (Unep) dedicato al contrasto dell'inquinamento da plastica negli oceani. Ministri e rappresentanti di decine di Paesi si sono impegnati a intervenire a tutela degli ecosistemi marini, anche se non con un documento vincolante. Ora, per l'esperto di Watamu Turtle Watch, “bisogna vedere fino a che punto le promesse si tradurranno in azioni concrete".

I dati delle Nazioni Unite

Di certo, per il momento, è che l'emergenza riscontrate nelle acque dell'Oceano Indiano dall'organizzazione di difesa delle tartarughe, rappresenta allo stesso tempo un problema locale e globale. Lo rivela un rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato nel 2017, secondo cui ogni anno negli oceani sono scaricati tra i 4 milioni e 800mila e i 12 milioni e 700mila tonnellate di rifiuti di plastica. Dati confermati, scrive Dire, dall'esperienza quotidiana degli attivisti di Watamu Turtle Watch. "La moria di pesci può compromettere i mezzi di sussistenza delle comunità locali. - ha precisato Van de Geer. - Poi c'è il nodo del turismo, finora alimentato dal fascino della biodiversità marina". Il parco marino di Watamu si trova a pochi chilometri da Malindi, una località turistica amata e frequentata anche dagli italiani. Nell'area, però, anche a causa dei timori suscitati da alcuni attentati che si sono verificati in Kenya, tra il 2011 e il 2015 il numero degli arrivi si è ridotto in una misura compresa tra il 35 e il 40 per cento. "Un motivo in più per definire accordi internazionali che impongano una gestione sostenibile dei rifiuti. – ha concluso Van de Geer”. Secondo l'esperto la tattica vincente è quella di puntare tutto sulla buona pratica del riciclo.

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