Dieci anni fa Detroit, adesso la Silicon Valley. Il polo digitale più importante del pianeta sta attraendo il mercato automobilistico e i due settori, un tempo molto distanti, si stanno intrecciando. Il traguardo comune è lo sviluppo delle auto connesse e senza conducente. Da una parte arrivano i giganti tecnologici, come Google, Intel e Uber; dall'altra quelli dell'automotive.

 

La Silicon Valley mette la freccia – La corsa alla guida autonoma passa spesso dalle alleanze. Fca, ad esempio, ha siglato un accordo con Waymo, la controllata di Google dedicata ai veicoli driverless. Il risultato è una flotta di minivan, Pacifica, che saranno testati nel corso del 2017. Non si tratta di un contratto in esclusiva: entrambe le parti hanno quindi la possibilità di approfondire altre sperimentazioni o firmare nuove partnership. Waymo, ad esempio, prosegue lo sviluppo dei propri prototipi: l'attenzione di Mountain View per la mobilità ha radici profonde, visto che Google, oltre a investire nel suo servizio di mappe, nel 2012 ha speso 1,2 miliardi di dollari per un'applicazione "concorrente", Waze.

Anche Apple sta puntando sulla guida autonoma. Il suo progetto Titan, a lungo tenuto nascosto, è ormai noto, anche se non è ancora chiaro quale sia il suo scopo ultimo. In un primo momento si pensava a una iCar: un'automobile completamente made in Apple, mentre adesso pare che il colosso di Cupertino stia virando verso una piattaforma per lo sviluppo di software dedicati alle quattro ruote, senza però produrre sportelli e sedili. Intel, dal canto suo, ha appena speso 15 miliardi di dollari per conquistare l'israeliana Mobileye, realizzando la più grossa acquisizione nel settore dell'automobile a guida autonoma.

Anche Uber ha affermato che “il futuro del gruppo è nei veicoli driverless”. La scorsa estate, il gruppo di Travis Kalanick ha acquisito Otto, società specializzata nei tir autonomi fondata da un ex Google, Anthony Levandowski. Per tutta risposta, Mountain View ha fatto causa a Uber per furto di segreto industriale.

 

Le case tradizionali – Anche le case automobilistiche tradizionali stanno puntando in maniera convinta sul settore dell'auto a guida autonoma. Toyota ha presentato al Salone di Ginevra la i-Trill elettrica e connessa. Ford investirà un miliardo di dollari in 5 anni nella startup Argo AI, fondata da due ex Google e Uber. General Motors, lo scorso anno, ha acquisito Cruise Automation con l'obiettivo di accelerare il suo programma di auto autonome. Entro il 2018 dovrebbe portare in strada la propria versione di driverless, in partnership con Lyft, la principale rivale americana di Uber. Bmw ha quintuplicato la dotazione del proprio fondo di venture capital dedicato alle nuove tecnologie e ne ha trasferito la sede da New York alla Silicon Valley. Psa, il gruppo che controlla Peugeot, Citroën e Opel ha da poco avvitato i propri test e analoghi progetti coinvolgono praticamente tutte le maggiori case automobilistiche al mondo, da Nissan a Mercedes.

 

Il caso Tesla – Tra alleanze, concorrenza e acquisizioni, c'è il caso Tesla, il primo gruppo nativo "ibrido". Sin dal suo esordio sul mercato, la società si è proposta di costruire auto intelligenti, connesse e autonome. Non a caso, il suo creatore Elon Musk ha un passato nel settore dei servizi finanziari (è il fondatore di Zip2 e Paypal) e non in fabbrica. Musk si dice convinto che “entro dieci anni le vetture senza guidatore saranno la norma”. I veicoli Tesla sono già equipaggiati con una dotazione hardware in grado di guidare da sé, ma le autorità americane ne hanno vietato l'attivazione: il futuro delle auto driverless dipende tanto dalla tecnologia quanto da una regolamentazione ancora tutta da costruire.