Le proteste diffuse in tutto il mondo, le accuse di molestie e discriminazioni sessuali all'interno del management, il rischio di una causa milionaria da parte di Google per le auto a guida autonoma. E poi una campagna, #DeleteUber, che ha visto in pochi giorni la cancellazione volontaria di centinaia di migliaia di account da parte di vecchi utenti. Non si può certo dire che il 2017 sia iniziato all'insegna della popolarità per Uber e le difficoltà dell'azienda si identificano perfettamente con quelle del suo co-fondatore e attuale amministratore delegato, Travis Kalanick.
 

Il litigio con l'autista - Molti hanno associato per la prima volta un volto al nome di Kalanick solo nelle scorse settimane, quando in rete è comparso un filmato in cui il ceo litiga con uno dei suoi autisti, che lo accusa di avergli fatto perdere oltre 90mila dollari con la continua revisione al ribasso delle tariffe. Alla fine della clip si vede il top manager alzarsi e abbandonare l'auto sbattendo la porta, non prima di aver accusato Fawzi Kamel (questo il nome dell'autista) di non assumersi le proprie responsabilità, preferendo il "dare ad altri le colpe di quel che accade nella propria vita". Un gesto impulsivo, del quale Kalanick si è poi scusato pubblicamente, ma che ha acceso i riflettori su caratteristiche personali che chi lo conosce gli attribuiva da tempo: spregiudicatezza, aggressività e un brutto carattere.

 

Il passato nel peer-to-peer - Kalanick, 41 anni ad agosto, è nato a Los Angeles e dopo gli studi superiori inizia a studiare ingegneria informatica alla celebre Ucla (University of California Los Angeles). Nel 1998, a poco più di vent'anni, lascia la facoltà e con due colleghi, Michael Todd e Vince Busam, si unisce a Dan Rodrigues per fondare Scour e Scour Exchange, rispettivamente motore di ricerca e piattaforma peer-to-peer per lo scambio di file multimediali. Sono gli anni d'oro della pirateria e - rispetto al più noto Napster - Kalanick e soci aggiungono su Scour la possibilità di condividere e scaricare anche file non musicali (immagini e video). Ma i primi anni 2000 sono quelli della controffensiva delle major, e Scour si infrange contro una causa miliardaria per violazione del copyright. Non si arriva a un verdetto di colpevolezza, ma la Scour Inc. non ha altra strada rispetto alla bancarotta per evitare una pesante condanna. Travis Kalanick però non si ferma e, assieme a Todd e ad altri transfughi di Scour, ci riprova con Red Swoosh, che si occupa sempre di peer-to-peer e cerca di sfruttare l'allargamento della banda e, in buona sostanza, la "velocizzazione" di Internet. Sono anni difficili, nei quali ai guadagni soganti si sostituiscono i mesi senza stipendio. Alla fine del 2001, Travis è addirittura costretto a tornare a vivere con la famiglia.

La nascita di Uber - Nel 2007, però, concretizza la vendita di Red Swoosh ad Akamai, incassando 19 milioni di dollari. Una exit che lo mette in mostra ancora una volta come una delle giovani star della new economy e lo lancia verso l'attuale avventura. Uber, appunto, nata dall'incontro con Garett Camp. L'idea è quella di abbattere attraverso le moderne tecnologie mobile e i principi della sharing economy i costi del servizio di noleggio di auto con conducente, principalmente le più lussuose ma care "black car". Il resto è storia recente, con Uber presente in 528 città di tutto il mondo, ormai consolidata come soggetto internazionale, e Kalanick ufficialmente nell'olimpo dei top manager della Valle, fra ricchezza e successo sbandierato, anche con le donne. L'azienda californaia  incassa però anche critiche feroci. Alla proteste dei competitor - i tassisti su tutti - si sono aggiunte le perplessità di diversi governi e autorità extra statali, come l'Unione Europea, sulla natura di Uber (servizio digitale o di trasporto?) e sulla conformità alla legge del suo modus operandi. A questo vanno sommate le polemiche sulla privacy, sulle responsabilità in relazione alla condotta dei driver, sull'uso di un programma segreto per evitare i controlli e - come detto in precedenza - sui rischi di azione legale da parte di Google e infine sulle accuse di sessismo e molestie all'interno dell'azienda fatte a febbraio dalla ex dipendente Susan J. Fowler.


Nuovo Coo cercasi - Al culmine di queste difficoltà, il 7 marzo scorso, Kalanick ha comunicato ufficialmente sul blog di Uber che sono aperte le candidature per il ruolo di Chief operating officer (Coo): ovvero un manager che lo possa affiancare "per scrivere assieme un nuovo capitolo del nostro viaggio". Per la stampa specializzata è l'ammissione implicita che spregiudicatezza e fiuto per gli affari, da soli, non bastano. Acuto quanto rude, Travis Kalanick ha creato un business che funziona a meraviglia (ha accusato solo parzialmente, a livello finanziario e di scaricamenti della app, la campagna #DeleteUber) ma, con i suoi modi di fare spicci, ha messo la sua azienda in difficoltà. Il mercato attuale non si accontenta di eccellenti risultati, ma richiede anche uno storytelling adeguato e un'immagine più affascinante possibile, per funzionare. In questo caso - dice ad esempio Wired.com - forse quello che servirebbe a Uber non è tanto un nuovo Coo, quanto un nuovo Ceo. Riuscirà una personalità come quella di Kalanick a fare quel passo indietro (o di lato) che potrebbe garantire nuovi successi a Uber o ancora una volta prevarranno l'ego e le "cattive maniere" dell'ex enfant prodige di Los Angeles?