Ci sono quelli che mandano le frasi più assurde di Donald Trump. E quelli che vogliono convincere i giovani ad andare a votare. Quelli che prendono in giro Hillary Clinton e quelli che, invece, fanno più discutere, perché utilizzati per far crescere il numero di like sugli account social.

Nella battaglia 2016 per la Casa Bianca, anche i bot stanno diventando sempre più popolari. Si tratta di software in grado di svolgere compiti automatizzati, come ad esempio rispondere a domande prestabilite oppure inviare contenuti personalizzati, relativi alla località in cui si trova o a specifici interessi. Alcuni bot più intelligenti sono in grado di emulare la personalità dei candidati e farci interloquire con loro. Mentre altri ancora sono pensati per “giocare sporco”: è il caso di quelli sviluppati per Twitter, in grado di fare “retweet” o “like” automatici per far sembrare più popolare un candidato.

Bot fraudolenti - Durante il primo dibattito tra Clinton e Trump i bot hanno giocato un ruolo non da poco nelle conversazioni su Twitter, esagerando di molto il supporto per il candidato repubblicano. E’ quanto è emerso da uno studio condotto dal Professore Philip Howard dell’Università di Oxford nell’ambito di una ricerca più vasta sui “bot politici”. Oltre 500 mila mila tweet di supporto a Trump sono stati creati da account non umani. Anche Hillary Clinton ha beneficiato del supporto dei bot, ma in misura minore (139 mila tweet). In generale, durante il primo dibattito presidenziale quasi 1 tweet su 4 (23%) è stato generato o condiviso da un bot: un numero non da poco, in grado di influenzare la visibilità dei candidati e dei loro messaggi.



 

Bot ironici - Il più noto è @DeepDrumpf ed ha oltre 25 mila follower. E’ stato programmato da Bradley Hayes, ricercatore del MIT di Boston, per generare tweet che sembrano usciti dalla bocca di Donald Trump. I messaggi sono spesso aderenti allo stile e alla retorica del candidato repubblicano, tanto che alcuni utenti fanno fatica ad accorgersi che sono stati creati da un bot. Questo risultato è possibile grazie alle tecnologie di “neural network” che ormai permettono di emulare molto bene il modo di parlare di un essere umano.

 

Non solo Trump. Un bot ironico è stato creato anche per la candidata democratica. Si chiama @Clinton_bot e genera messaggi spesso incomprensibili, ma a volte anche esilaranti, da parte di una presunta Hillary Clinton.



 

Bot da prendere alla lettera - Ma i candidati non sono soltanto vittime dei bot che si aggirano online. Nelle scorse settimane il comitato Clinton ha lanciato diverse applicazioni automatizzate.

La prima è pensata per Facebook Messenger: si tratta di un assistente virtuale che aiuta gli utenti a registarsi per il voto attraverso la chat di Facebook; l’obiettivo è di convincere gli elettori più giovani ad andare al seggio.

La seconda è, invece, “Text Trump” ed è un servizio di messagistica per il cellulare: basta iscriversi per iniziare a ricevere messaggi sul proprio smartphone con le frasi più assurde di Trump. E’ possibile anche dialogare con il bot, inviando domande su temi specifici, come ad esempio ha fatto questo utente. Il comitato Clinton garantisce che tutte le dichiarazioni sono state effettivamente pronunciate da Donald Trump; per chi avesse qualche dubbio, viene fornito anche un link alla fonte diretta.

Questo servizio di chatbot nasce da “Literally Trump”, altro progetto del comitato Clinton che raccoglie tutte le dichiarazioni più controverse del candidato repubblicano per spingere gli utenti a condividerle online.



 


Bot con cui discutere - Parte proprio dalla necessità di “lasciar parlare” i candidati senza nessuna mediazione, il progetto della startup californiana SapientX che ha creato due Hillary Clinton e Donald Trump artificiali sul sito AskHillaryandDonald.com: basta selezionare il candidato e poi procedere con la domanda che può essere fatta a voce.

La risposta arriverà direttamente dagli avatar, a partire dalle dichiarazioni ufficiali che sono state fatte in precedenza sui media. SapientX ha costruito questo sito per mostrare le applicazioni del proprio software di intelligenza artificiale conversazionale. L’intento è educativo, ma anche ironico: è infatti possibile mettere in difficoltà gli avatar con domande più complesse a cui (per ora) danno inevitabilmente risposte inadeguate.