Il gigante della telefonia sudcoreano Samsung dovrà probabilmente fare i conti con un'altra voce di spesa legata al famigerato Galaxy Note 7. Dopo i casi di esplosione, i richiami dell'azienda e il ritiro definitivo dal mercato è stata depositata una class action presso la corte federale del New Jersey, con un documento datato 16 ottobre. I clienti che intendono fare causa a Samsung provengono dagli stati del Nevada, Pennsylvania e California. Contestati al produttore sudcoreano soprattutto i pagamenti mensili che i clienti continuano a dover sostenere per un dispositivo che, per ammissione della stessa Samsung, non deve essere utilizzato per i gravi problemi di surriscaldamento della batteria.

 

Rimborso all'aeroporto – Nel frattempo, la società coreana si è impegnata a dotare i principali aeroporti di Australia e Corea del Sud di appositi banchetti per il ritiro del dispositivo mobile e l'erogazione di un rimborso (o di un telefono nuovo). Diverse compagnie aeree, infatti, hanno reagito alle continue segnalazioni di problemi da parte dei Note 7 vietando ai passeggeri di portarlo a bordo. Per il momento la società sudcoreana ha attrezzato gli aeroporti di Sydney, Melbourne, Brisbane, Canberra, Adelaide, Perth e Gold Coast per quanto riguarda l'Australia, e quello di Seul per la Corea del Sud. Il danno d'immagine per Samsung è tale che, a quanto viene riportato da alcune testimonianze citate dal sito Gizmodo, anche altri smartphone che mai avevano dato problemi sono stati oggetto di "discriminazione" su alcuni voli.

 

Il prezzo per Samsung – In precedenza Samsung ha dovuto procedere al ritiro di 2,5 milioni di Galaxy Note 7, per poi scoprire che anche le unità riparate continuavano a dare gli stessi problemi di combustione. Il danno in termini finanziari è ingente. Appena una settimana fa Samsung ha avvertito che i profitti nell'ultimo trimestre saranno inferiori di un terzo rispetto alle aspettative.