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La storia del pacifismo britannico in una mostra. FOTO

S'intitola “People power: fighting for peace” l'esposizione che dal 23 marzo al 28 agosto 2017 verrà ospitata all'Imperial world museum di Londra. Un viaggio dalla Prima guerra mondiale fino ai giorni nostri, per scoprire come movimenti per la pace hanno influenzato la percezione della guerra e dei conflitti. LA FOTOGALLERY

Pacifismo 01 - Foto N.1

Dagli obiettori di coscienza ai campi per la pace fino alle moderne marce di protesta.“People power: fighting for peace”, all'Imperial World museum di Londra dal 23 marzo al 28 agosto, racconta le storie dei movimenti pacifisti nel corso degli ultimi cento anni. Nella foto, la locandina dell'evento (foto Iwm) - Il sito di “People power: fighting for peace”

  • Pacifismo 01 - Foto N.1
    Dagli obiettori di coscienza ai campi per la pace fino alle moderne marce di protesta.“People power: fighting for peace”, all'Imperial World museum di Londra dal 23 marzo al 28 agosto, racconta le storie dei movimenti pacifisti nel corso degli ultimi cento anni. Nella foto, la locandina dell'evento (foto Iwm) - Il sito di “People power: fighting for peace”
  • Pacifismo 02 - Foto N.2
    Verranno espositi oltre 300 tra dipinti, libri, manifesti, cartelli, striscioni, distintivi e brani musicali. “Questa mostra, la prima del suo genere, esplora le guerre e i conflitti da diverse prospettive, evidenziando le azioni del movimento per la pace e il suo importante ruolo nella storia britannica”, ha detto il curatore Matt Brosnan. Nella foto, Londra, maggio 1939: una marcia di duemila persone contro la coscrizione alla vigilia della Seconda guerra mondiale (foto Iwm) - La Regina Elisabetta festeggi ail Royal welsh regiment
  • Pacifismo 03 - Foto N.3
    Fra gli oggetti rari esposti ci sarà una poesia scritta a mano da Siegfried Sassoon e i bozzetti originali del simbolo della pace. Quest'ultimo è stato disegnato dall'artista inglese Gerald Holtom come emblema per il disarmo nucleare in occasione della prima grande marcia di Aldermaston (1958). Nella foto, “Embrace the base” (letteralmente, “Abbraccia la base”): nel 1982, 30mila donne unirono le loro mani per circondare la base militare di Greenham Common, Berkshire (foto Edward Barber) - 1901-2016: Tutti i Nobel per la pace
  • Pacifismo 04 - Foto N.4
    Tra i pezzi pregiati della mostra ci sono "Wire" (1918) di Paul Nash e "Paths of glory" (1917) di Cristopher R. W. Nevinson, due quadri ambientati nella Prima guerra mondiale. E una lettera manoscritta del creatore di Winnie the Pooh, Alan Alexander Milne, che delinea la sua lotta pacifista durante l'ascesa di Hitler. Ci sono anche gli schizzi originali del simbolo della pace, disegnato da Gerald Holtom. Nella foto, spille pacifiste prestate dall'attivista Ernest Rodker (foto Campaign for nuclear disarmament) - "Pace per Parigi", è francese l'autore del simbolo diventato virale
  • Pacifismo 05 - Foto N.5
    La mostra “People power: fighting for peace” è composta dai quattro sezioni. La prima, “First world war and 1920s”, racconta la nascita del pacifismo, con lettere e oggetti degli obiettori di coscienza che hanno affrontato il servizio non combattente durante la Prima guerra mondiale. La seconda sezione “1930s and Second world war” ripercorre una presenza pacifista più visibile. Nella foto, un drappo del “Greenham common womens peace camp” ( foto Thalia Campbell courtesy of The peace museum) - Londra, 888.246 papaveri nel centenario della Grande guerra
  • Pacifismo 06 - Foto N.6
    La terza sezione, “Cold war”, è quella più ampia, al'ombra della paura di un'apocalisse nucleare. Gli anni '50 e '60 hanno visto il proliferare di inziative come la Campagna per il disarmo nucleare (Cnd). Questa sezione comprende volantini, distintivi e altri oggetti con il simbolo iconico che verrà sostenuto da figure come Joan Baez, John Lennon e Yoko Ono. Nella foto, "Protect and survive" (1981), fotomontaggio su carta (foto Peter Kennard) - 1989: La rivoluzione oltre il Muro
  • Pacifismo 07 - Foto N.7
    L'ultima sezione, “Modern era”, ripercorre la protesta contro gli ultimi conflitti: la Guerra del Golfo (1990-1991), la Guerra civile jugoslava (1991-95), la Guerra in Afghanistan (iniziata nel 2001), la Guerra in Iraq (iniziata nel 2003) e il continuo focolaio mediorientale. C'è anche l'opera originale “Blood splat” e tutti i manifesti disegnati da David Gentleman, per Stop the war coalition. Nella foto, la locandina di David Gentleman dal titolo “Stop the war – No more lies” (foto David Gentleman) - Afghanistan, Onu: record di bimbi uccisi nei primi sei mesi del 2016

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