Si è concluso martedì 8 marzo al Teatro Dal Verme di Milano il tour italiano di Joe Jackson.

Dopo le tappe di Mestre e Bologna, lunedì sera al Brancaccio di Roma il 61enne musicista inglese ha regalato ai suoi fan due ore di musica di pregevole fattura inanellando una selezione di successi del suo sterminato repertorio, inframezzate da alcuni brani dell’ultimo lavoro (Fast Forward), registrato tra New York, Berlino, Amsterdam e New Orleans.


Joe Jackson, con la timidezza iniziale che da sempre lo contraddistingue, si è presentato sul palco da solo con “It’s Different For Girls”– un’intro ironicamente battezzata come “l’opening act della serata” – prima dell'ingresso della band: uno a uno sono apparsi ad affiancarlo al piano, in formazione da rock classico, il fido Graham Maby al basso, Teddy Krumpel alla chitarra e Doug Yowell alla batteria.


Un concerto per palati raffinati, quello di Joe Jackson, che ha sfoderato il meglio della sua ormai quarantennale carriera di pianista e compositore capace di spaziare dal punk-reggae degli esordi ("Look Sharp!" e "I’m the Man") al pop più raffinato ("Night and Day") e allo smooth jazz ("Body and Soul").

Fast Forward”, la title track dell’ultimo album, è la time-machine che accompagna gli spettatori presenti in un ideale viaggio nel tempo e nella prolifica produzione di Joe Jackson, dalle varie hit del passato, come “You Can’t Get What You Want” e “Steppin’ Out”, al commosso e personalissimo omaggio a David Bowie (“Life on Mars?”), fino alla suggestiva chiusura di “A Slow Song”, con gli spettatori assiepati a ridosso del palco per ammirare da vicino questo geniale musicista che ha sempre rifuggito le luci della ribalta – raramente si è concesso a fotografi e telecamere – ma ha confermato ancora una volta di possedere una vena artistica inesauribile.