E' proprio il caso di dirlo: non ci sono più i virus informatici di una volta. Più primitivi di quelli odierni, dal potenziale distruttivo infinitamente minore ma di gran lunga più fantasiosi e sfacciati quando si trattava di presentarsi alle malcapitate vittime e di celebrare i propri misfatti. Prodotti negli anni '80 e '90, non fanno più paura a nessuno; i computer per i quali erano stati sviluppati sono finiti nella spazzatura o in qualche garage e le vulnerabilità che sfruttavano sono state riparate tempo. Tuttavia, proprio il tratto creativo e sfacciato che caratterizzava questi pezzi di software può essere apprezzato ancora oggi a distanza di molti anni. Lo dimostra un nuovo progetto dell'Internet Archive, intitolato Malware Museum. Curata dall'esperto di sicurezza informatica Mikko Hypponen, l'iniziativa raccoglie decine di virus d'epoca e permette all'utente di gustare le immagini e le animazioni che li accompagnavano, depurate ovviamente delle minacce.



Dalla cannabis al tricolore
– A guardare la galleria del museo non si può dire che i criminali informatici dell'epoca mancassero di fantasia. Le loro creature si palesavano nei modi più disparati, in qualche caso, con un tocco vagamente artistico. Qualcuno faceva partire una schermata dai tratti psichedelici, qualcun altro lanciava messaggi in favore della legalizzazione della marijuana, altri proponevano una barca a vela che sfrecciava sul mare o addirittura celebravano le bellezze dell'Italia.










No pasaran! - Non tutti i virus d'annata erano minacciosi, almeno nel modo in cui si presentavano. Ce ne erano anche alcuni che si prendevano la briga di tranquillizzare la vittima con un messaggio in un certo modo rassicurante: “Non avere paura, sono gentile. So che hai molto da fare per cui rallenterò il tuo computer”. In altri casi lo slogan di accompagnamento diventava politico come quando, accanto alla scritta “No pasaran!”, compariva l'invito a non dimenticare “coloro che sono morti per Madrid” in un riferimento alla guerra civile spagnola degli anni '30. Più nazionalista la presentazione di ViruSoft che faceva partire le note dell'inno sovietico. Infine, qualche cyber-criminale del passato dimostrava di avere una coscienza artistica. “Scrivere un virus può essere un'attività creativa” si può leggere in una scritta che campeggia sopra un'animazione che sembra riprodurre un paesaggio marziano. Malintenzionati sì ma anche amanti del bello.