di Chiara Ribichini

Dall’Antica Grecia a New York. Dalla Francia rivoluzionaria alla Spagna di Don Chisciotte. E’ un viaggio attraverso epoche e Paesi diversi quello portato in scena il 12 agosto dai primi ballerini del New York City Ballet al Festival dell’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (Brescia). Un viaggio, costruito grazie a un’abile selezione di balletti del repertorio classico, che ricrea atmosfere differenti e porta in scena quei temperamenti che caratterizzano ciascun popolo rappresentato. Grande protagonista della serata George Balanchine, il coreografo più rivoluzionario del secolo scorso che lasciò la sua Russia alla volta dell’America e fondò nel 1948 proprio il New York City Ballet. Colui capace di rileggere la danza classica in chiave moderna, portando all’estremo le linee del corpo e creando uno stile nuovo, neoclassico, che prese il suo nome.

Di Balanchine è il brano di apertura Apollon Musagète in cui, sulle musiche di Igor Stravinsky, il dio Apollo danza con le muse Calliope, Polminia e Tersicore, rispettivamente protettrici della poesia, della mimica e della danza. E sul palco tutto diventa estetica, perfezione scultorea. Nel ruolo di Apollo Gonzalo Garcia, definito dalla stampa internazionale, dopo la sua esibizione al Partenone di Atene in occasione dell’inaugurazione dei giochi olimpici, come “il miglior Apollo del mondo”. C’è da dire però che il “nostro” Roberto Bolle in quel ruolo dà del filo da torcere anche alle star d’oltreoceano. Dall’atmosfera mitologica si passa di colpo alla Francia rivoluzionaria di fine Settecento con Fiamme di Parigi, nella coreografia di Vasily Vainonen. Un pas de deux, presentato spesso nei galà di danza per la sua natura virtuosistica capace di mettere in risalto la bravura tecnica dei danzatori, che sa esprimere tutta la fierezza dei francesi. Impeccabile l’esibizione di Joaquin Deluz.

Tarantella, coreografia di George Balanchine su musica di Louis Moreau Gottschalk, è invece un omaggio a Napoli e a quella burla tanto cara anche alla commedia dell’arte napoletana. Segue una novità, una rivisitazione della danza russa de Il lago dei cigni firmata dal direttore della compagnia Peter Martins. Coreografia ben fatta ma che più che la Russia sembra richiamare quel gusto per l’esotico tanto caro ai balletti di fine Ottocento. E il richiamo alla danza araba dello Schiaccianoci è quasi inevitabile. Con il pas de deux del Don Chisciotte, altro grande classico dei galà di danza con la coreografia di Marius Petipa, irrompe sulla scena tutto il temperamento spagnolo. Gran finale di serata con Who Cares?, capolavoro di George Balanchine. Un inno all’America e una celebrazione del musical che si snoda su sedici famosissime canzoni di George Gershwin: da I got rhytm fino a The man I love e My one and only. Sicuramente la coreografia in cui, i nove primi ballerini del New York City Ballet esprimono al meglio le loro capacità.

La compagnia, che si è già esibita l’11 agosto anche Bassano del Grappa (Vicenza), all'Opera Estate Festival Veneto, è in scena il 13 agosto al Festival Puccini a Torre del Lago (Lucca), il 14 agosto al Teatro Antico di Taormina (Siracusa) e il 18 agosto al Ravello Festival (Salerno).