C'era una volta in America e c'è  ancora oggi. Bruce Springsteen ha voluto aprire sulle note di Sergio Leone la prima tappa italiana del suo 'Wrecking ball tour', racconto di un'America che era la 'terra promessa' un tempo e forse oggi non lo e' piu', ma anche di un cantautore rock del New Jersey che di quel Paese continua a narrare la gente comune, come un cantastorie con la stessa ispirazione di qualche decennio fa.

Il concerto, evento che era uno tra gli appuntamenti musicali più attesi in assoluto di inizio estate, è stato anche quello che ha riportato il menestrello venuto da Freehold per la quarta volta al Meazza di Milano, prima di fare rotta verso Firenze (il 10) e Trieste il giorno successivo, assieme alle sue canzoni di sempre, quelle che fanno saltare il pubblico sin dall'inizio del live con 'We take care of our own' e la sempreverde 'Badlands', 'Death to my hometown' tra violino e fisarmonica, e avanti attraverso una lunga lista (ventotto le tracce in scaletta per la serata) di tutte le altre vecchie e nuove, di fronte a 60mila dei suoi fedelissimi in delirio, arrivati fino San Siro da mezza Italia.

Partito da Siviglia il 13 maggio scorso, il 'Wrecking ball tour' vede l'autore di 'Born to run' girare accompagnato dall'inossidabile E Street Band celebrata tra le note di 'E street shuffle' e quella del compagno di sempre Little Steven, oltre che di un nuovo Clemons, che di nome fa Jack e che dello scomparso Clarence è il nipote.

Un concerto fatto di soul per condire 'My city of ruins' e di cori da stadio invocati dal Boss in persona per introdurre degnamente gli spiriti del rock, quelli di 'Spirit in the night'. Prima di intonare 'Jack of all trades', Springsteen ha ricordato qualche problema comune tra la sua terra e l'Italia. "In America sono stati anni molto duri, la gente ha perso il lavoro, che ancora oggi è pochissimo, oltre alle case. So che anche qui in Italia sono tempi difficili, e il recente terremoto ha contribuito a questa tragedia. Questa è una canzone per tutte le persone che stanno soffrendo".

Per l'occasione, alla "Scala" milanese del rock, si sono potuti alzare anche i decibel, che per il concerto hanno raggiunto quota 82, con buona pace dei comitati di quartiere che tanta battaglia hanno dato in occasione dei concerti a San Siro negli scorsi anni, al punto tale da far pensare agli stessi artisti, salvo poi ripensarci, di traslocare dallo stadio per luoghi meglio predisposti alle note elettriche del caro e buon rock'n'roll. Proprio il cantautore del New Jersey era stato il malaugurato protagonista delle vicende che nel 2008 avevano portato ad una serie di procedimenti penali contro l'organizzatore del concerto, il promoter Claudio Trotta, reo secondo gli accusatori di aver concesso al Boss dieci minuti in più per quello che si era rivelato allora un finale a sorpresa in uno stadio stracolmo di persone