E’ stato presentato come un film basato sui fatti, non sulle teorie. A pochi giorni dal lancio, che arriverà il 13 aprile, Diaz – Don’t clean up this blood di Daniele Vicari racconta l’irruzione della polizia nella nota scuola genovese, avvenuta il 21 luglio del 2001 durante il G8.

“Raccontiamo la storia attraverso punti di vista diversi: poliziotti, giornalisti, manifestanti, pensionati, affinché lo spettatore non sia travolto dalla narrazione prepotente e si faccia un’idea più ampia possibile”, ha dichiarato il regista a SkyTG24. “Nel film non ci sono teorie, ma fatti accertati dalle sentenze, che pongono una domanda alla mia coscienza da democratico: viviamo in una democrazia compiuta e realizzata?”. Secondo il cineasta, nonostante il film non sia reticente riguardo alla violenza, ci sono stati degli eventi che non è stato possibile rappresentare. “Certe cose ripugnano”, ha detto.

“Ci voleva più equilibrio”, ha riferito invece all’Ansa Stefano Paoloni, segretario nazionale del Sap, il Sindacato autonomo di polizia. “Diaz, come pure Acab qualche mese fa, di questi tempi non aiuta la pacificazione, anzi, rischia di fomentare". E aggiunge: “A Genova sono stati fatti errori, è fuori discussione e infatti ci sono le sentenze di primo grado e di appello. Ma alcuni passi avanti sono stati fatti: quando a ottobre i black block hanno devastato Roma, errori come quelli della Diaz non ci sono stati, anche se le critiche alla polizia che non ha reagito sono arrivate comunque.