Foto, cinema e teatro per scoprire un altro Est Europa
In quanti conoscono la Transnistria? La mostra fotografica di Gughi Fassino apre le porte su questo Stato fantasma e insieme al memorandum su Anna Politkovskaja è protagonista del festival (P)rose dai venti dal 21 al 23 maggio in Valsugana (TN)
11 maggio, 2010
Transnistria - la mostra fotografica di Gughi Fassino
Il progetto, ideato da Daniela Basso e Michela Signori in collaborazione con l’Associazione Arte Sella e CSSEO, Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale,
“tenta di ridefinire i contorni di una conoscenza geografia culturale e
sociale del nostro tempo, che sempre più tende a rendersi meno
riconoscibile -Â spiegano le due curatrici - Abbiamo individuato un vento, da Borgo
Valsugana il Levante, e l’abbiamo seguito muovendo i primi passi di
questa edizione verso il confine rumeno, verso quello russo, e trovando
un paese ai più sconosciuto: la Transnistria".
E a questo Stato fantasma è dedicata l'apertura del festival, attraverso
gli scatti del fotoreporter Gughi Fassino, collaboratore delle più
importanti testate giornalistiche italiane e internazionali, che ha
posato il suo sguardo sul Paese situato al confine orientale
dell’Europa con l’Ucraina. Protagoniste della mostra, aperta sino al 6
giugno, ritratti di vita ordinaria dello Stato indipendente in
territorio moldavo, dichiaratosi autonomo dopo il crollo dell'Unione
Sovietica ma ancora oggi non riconosciuto dalla comunitÃ
internazionale.
Un capitolo importante del festival (P)rose dai venti è poi
dedicato alla figura della giornalista russa Anna Politkovskaja, uccisa
con 5 colpi di pistola nell’ascensore del suo appartamento a Mosca il 7
ottobre 2006. Attraverso lo spettacolo “Donna non rieducabile†di
Stefano Massini, memorandum teatrale sulla Politkovskaja cui dà corpo e
voce una straordinaria Ottavia Piccolo, si ripercorre la vita umana e
professionale di questa coraggiosa testimone dei nostri tempi.
Chiude la prima edizione del festival il film di Bobby Panescu
“Francescaâ€. Il lungometraggio, proposto alla 66Ëšedizione del Festival
del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, tratteggia l’immagine di
un'Italia percepita come un posto tutt’altro che accogliente, dove i
diritti dei migranti vengono calpestati in uno scenario di episodi di
violenza e di attacchi spietati.