Fa discutere l'ultimo libro di Jaron Lanier, pioniere della realtà virtuale: "You Are Not a Gadget. A Manifesto". L'autore si scaglia contro il web 2.0, accusandolo di impoverire la nostra cultura e di ridurre la nostra vita a gadget
14 gennaio, 2010
La copertina del libro "You are not a gadget. A Manifesto" su randomhouse.com
Nessuno l'ha ancora letto (esce in questi giorni nelle librerie statunitensi), ma fa già discutere. Anche in Italia. "You Are Not A Gadget. A Manifesto" ( - qui un'anteprima) è l'ultimo saggio di Jaron Lanier, pioniere della realtà virtuale ed ex-giornalista di Wired. Geek prodigio, a 14 anni Lanier era già iscritto all'Università per poi diventare una delle personalità più in vista tra i teorici di Internet, con le sue idee di "guanto interattivo" e "teletrasporto virtuale". Senza mai perdere, però, un sano approccio critico nei confronti dell’evoluzione di internet, che costituisce ora il cuore del suo ultimo libro. "Al volgere del nuovo secolo, con l'ascesa del cosiddetto 'Web 2.0', è iniziato il deterioramento della rete - spiega Lanier in questa intervista pubblicata su Amazon - Stanno scomparendo i giornali, i musicisti e gli scrittori soffrono. Quando in futuro arriveranno i robot a riparare le strade, gli operai saranno costretti a lavorare gratis, così come oggi fanno i musicisti?".
Lanier non prende di mira solo il mantra del "tutto-gratis", ma anche le conseguenze culturali del web 2.0 (Twitter, Facebook, Google). Cosa ne è delle nostre vite ridotte a un algoritmo? Un gruppo di utenti è davvero più intelligente di un individuo, come sostengono i supporter di Wikipedia e dei blog? No, dice Lanier, soprattutto se questa folla di utenti è anonima e non si assume le responsabilità delle proprie azioni: "I collettivi hanno il potere di distorcere la storia e di danneggiare il punti di vista delle minoranze. Solo un intellettuale non convenzionale può spaccare in due il non-senso delle folle".