L'inverno è finito, almeno a livello astronomico, alle 11.29 del 20 marzo. Oggi cade infatti l'equinozio di primavera, in cui il giorno e la notte hanno la stessa durata. Nel momento dell'equinozio, "il sole nel suo moto apparente nel cielo, da Sud verso Nord lungo lo Zodiaco, si troverà all'incrocio tra equatore celeste ed eclittica, che è la proiezione nel cielo dell'orbita terrestre" ha spiegato l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope.

 

Una data che cambia - Questa data, che invece nell'emisfero australe segna l'inizio dell'autunno, non è sempre uguale ma oscilla tra il 19 e il 21. Il calendario gregoriano, infatti, non coincide esattamente con l'anno siderale (il periodo della rivoluzione intorno al sole), ma si basa sull'anno solare di 365 giorni.  "L'introduzione di un giorno ogni quattro anni nell'anno bisestile può far oscillare questa data anche di molte ore", ha detto Paolo Volpini, dell'Unione astrofili italiani (Uai). Per esempio, ha proseguito "per tutto il secolo l'equinozio di primavera si verificherà il giorno 19 e 20 marzo e perché accada di nuovo il 21 marzo bisognerà aspettare il 2102".

 

La primavera si accorcia - L'equinozio viene definito come il momento in cui le ore di luce e di buio nei due emisferi si equivalgono: in realtà l'atmosfera terrestre fa in modo che il riverbero della luce solare si propaghi sul pianeta anche poco prima dell'alba e per un periodo di tempo dopo il tramonto, aumentando i minuti di luce. Il "moto di precessione degli equinozi" ha l'effetto di accorciare ogni anno la primavera di qualche secondo. L'orientamento dell'asse di rotazione della Terra, da cui dipende l'avvicendarsi delle stagioni, è in leggero ma costante cambiamento, descrivendo un cono intorno all'asse dell'eclittica (per un "giro" completo ci vogliono più di 25mila anni): questo progressivo movimento fa in modo che la Terra arrivi al solstizio d'estate fra i 30 e i 60 secondi prima ogni anno.

 

Le stagioni sugli altri pianeti - L'alternarsi delle stagioni, sui pianeti del Sistema Solare, dipende dall'inclinazione del loro asse: più questo è perpendicolare al piano orbiatale, minori saranno le variazioni stagionali. Venere e Giove, ad esempio, hanno cambiamenti climatici molto limitati, mentre pianeti come Marte, Saturno e Nettuno presentano un'alternanza simile alle stagioni terrestri (con temperature ovviamente diverse). Stagioni "estreme" sono invece quelle di Urano, che ha un asse di rotazione molto inclinato.