Lo smog potrebbe amplificare la probabilità di contrarre il morbo di Alzheimer. Lo rivela una ricerca pubblicata sulla rivista Translational Psychiatry, edita da Nature, secondo la quale respirare aria contaminata da gas di scarico e polveri sottili aumenterebbe del 50% la probabilità di sviluppare una patologia neurodegenerativa, per via della loro interazione con un particolare gene chiamato APOE-e4.

 

Lo studio – La ricerca è stata condotta da un team di ricercatori dell'Università di San Francisco su un campione di 3.647 donne di età compresa tre i 65 e i 79 anni, provenienti da 48 stati USA con differenti livelli di inquinamento atmosferico. Al momento dell'inizio della ricerca, tra il 1995 e il 1999, le pazienti non presentavano alcun segno legato a malattie neurodegenerative. Dopo oltre dieci anni di ricerca, i dati avrebbero dimostrato come le donne anziane con il gene APOE-e4 che erano state esposte ad un alto livello di pm 2,5 (particelle inquinanti con un diametro di 2,5 nanometri) avevano sviluppato un declino cognitivo globale molto più alto rispetto agli altri soggetti. Il gene APOE-e4 - l'apolipoproteina E (APOE) ovvero la proteina plasmatica, coinvolta nel trasporto del colesterolo che si lega con l'allele 4 – sarebbe dunque il componente genetico che, secondo gli scienziati, aumenterebbe le probabilità di sviluppare l'Alzheimer.

 

Sperimentazione animale – Una seconda parte dello studio è stato invece condotto su un gruppo di venti topi da laboratorio, tutti di sesso femminile, dal momento che l'allele e4 è più pericoloso nelle donne che negli uomini. Per 15 settimane le cavie sono state esposte ad un getto d'aria controllata con dosi variabili di Pm. I risultati dei test avrebbero dimostrato che i roditori geneticamente predisposti all'Alzheimer avevano accumulato nel cervello una quantità di tossine che superava di oltre il 60% il livello raggiunto da tutti gli altri. "Se questi risultati si potessero estendere alla popolazione generale significherebbe che l'inquinamento atmosferico potrebbe essere responsabile di un caso di Alzheimer su cinque", ha spiegato l'autore del lavoro Jiu-Chiuan Chen.