Sì o no. Tra ottobre e novembre 2016 (la data è ancora da definire) gli italiani saranno chiamati ad approvare o bocciare la riforma costituzionale, fortemente voluta dal governo di Matteo Renzi. La legge porta il nome del ministro Maria Elena Boschi.

Approvata in doppia lettura dalle camere senza i due terzi dei voti, deve essere sottoposta al voto popolare come previsto dall’articolo 138 che disciplina le modifiche costituzionali. In questo caso però, diversamente dal referendum abrogativo, non c’è quorum.

Il ddl Boschi prevede oltre al superamento dell’attuale bicameralismo perfetto, la revisione dell’iter legislativo, modifiche al sistema di elezione del presidente della repubblica e dei giudici della corte costituzionale, alcune modifiche alla disciplina dei referendum, un nuovo riparto delle competenze tra lo stato e le regioni, la soppressione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel).

 

Ecco una sintesi dei punti principali della riforma.

 

 

Addio al bicameralismo perfetto

È il tratto distintivo della riforma Boschi, il superamento del bicameralismo perfetto. Non più due Camere con uguali poteri ma un bicameralismo differenziato, in cui il Parlamento continua ad articolarsi in Camera e Senato, ma i due organi hanno composizione diversa e funzioni in gran parte differenti. La Camera dei deputati rappresenta la Nazione, il Senato gli enti territoriali.
Solo la Camera, eletta sempre a suffragio universale diretto, esercita la funzione di indirizzo politico, approva le leggi ed esprime la fiducia al governo.

 

 

 

Il nuovo Senato

Non più 315 senatori ma 95, rappresentativi delle istituzioni territoriali, eletti dai Consigli regionali che nomineranno con metodo proporzionale 21 sindaci, uno per regione (il Trentino Alto Adige ne nominerà due) e 74 consiglieri regionali (minimo due per regione, in proporzione alla popolazione e ai voti ottenuti dai partiti). La composizione del nuovo Senato è stato uno dei temi più discussi della riforma. Sarà una legge successiva ad stabilire come nello specifico saranno eletti i nuovi senatori. Punto importante: scompare l’attuale indennità per i componenti del futuro Senato. Per loro non ci saranno più gli attuali limiti di età. Scompare infine la circoscrizione estero.

 

 

 

Novità per i senatori a vita

Novità anche per i senatori a vita che diventano "di nomina presidenziale". Scelti sempre dal Presidente della Repubblica tra i cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti, restano in carica sette anni e non possono essere rinominati. Senatori di diritto e a vita sono solo gli ex presidenti della Repubblica. Manterranno il loro posto i senatori a vita nominati prima della riforma.

 

 

 

Cambia l’elezione del capo dello Stato

Al voto per eleggere il presidente della repubblica partecipano solo deputati e senatori, non più i 59 delegati regionali. Inoltre, viene modificato il sistema dei quorum che prevede la maggioranza dei due terzi dei componenti per i primi tre scrutini, la maggioranza dei tre quinti dei componenti dal quarto scrutinio; la maggioranza dei tre quinti dei votanti (non più degli aventi diritto) dal settimo scrutinio. Attualmente, per i primi tre scrutini è necessaria la maggioranza dei due terzi dei componenti, mentre dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

 

 

 

L’iter delle leggi

In base alla riforma, fatta eccezione per alcune materie, le leggi sono approvate dalla sola Camera dei deputati, con un procedimento legislativo monocamerale. Il senato mantiene la funzione legislativa sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale, sui rapporti tra Stato, Unione europea ed enti territoriali, sulla tutela delle minoranze.
Per le leggi che riguardano le competenze regionali il voto del Senato è obbligatorio.
Per tutte le altre leggi il Senato può concorrere all’iter, chiedendo su richiesta di un terzo dei senatori di proporre modifiche su un provvedimento approvato dalla Camera entro trenta giorni. La Camera a sua volta può ignorare le modifiche del Senato a maggioranza semplice. È richiesta però la maggioranza assoluta nei casi di leggi che riguardano le competenze esclusive delle regioni e leggi di bilancio.

 

 

 

Le leggi dello Stato e delle Regioni

La riforma Boschi riscrive la divisione di competenze legislative tra lo Stato e le Regioni e abolisce la definizione di legislazione concorrente. Una serie di materie tornano alla competenza esclusiva dello Stato: ambiente, gestione di porti e aeroporti, trasporti e navigazione, produzione e distribuzione dell’energia, politiche per l’occupazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni, beni culturali e turismo.

 

 

Corsia preferenziale

Il governo può chiedere una corsia preferenziale per disegni di legge ritenuti essenziali per la realizzazione del programma. In questo caso la Camera vota sulla richiesta dell’esecutivo entro 5 giorni. Se la richiesta viene accolta l’iter deve concludersi entro 70 giorni. Questa procedura, detta di "voto a data certa’" non può essere chiesta per leggi in materia elettorale, ratifica di trattati, amnistia, indulto e leggi di bilancio. Oltre che per le leggi di competenza del Senato.

 

 

Referendum e leggi di iniziativa popolare

Novità importanti anche per i referendum abrogativi. In linea di principio il quorum resta del 50% più uno degli aventi diritto ma se la consultazione è stata chiesta da almeno 800mila elettori scende al 50% dei votanti delle ultime elezioni. Vengono introdotti il referendum propositivo e di indirizzo, da disciplinare con leggi successive. Sempre in tema di partecipazione diretta cambiano le firme necessarie per leggi di iniziativa popolare: non più 50mila ma 150mila. Con la garanzia che tali proposte però saranno discusse e votate.

 

 

 

La Corte Costituzionale

I 5 giudici di nomina parlamentare saranno eletti non più in seduta comune ma separatamente: 3 dalla Camera e 2 dal Senato. 

 

 

 

Addio a Province e Cnel

Con la riforma Boschi viene soppresso il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, composto da 63 consiglieri che svolge funziona consultiva su leggi che riguardano l’economia e il lavoro ed è anche titolare di iniziativa legislativa.
Il disegno di legge abolisce definitivamente anche le province. Nel testo dunque si legge che la Repubblica è costituita dai Comuni, Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

 

 

 

Riforma, da quando?

Sarà il referendum a dire l’ultima parola sulla riforma. Che disciplina però minuziosamente i tempi della sua entrata in vigore, se approvata. Si stabilisce infatti che la legge entra in vigore il giorno seguente a quello della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, dopo la promulgazione. Tuttavia le disposizioni non si applicano da quel momento, ma "a decorrere dalla legislatura successiva allo scioglimento di entrambe le Camere", fatte salve alcune eccezioni indicate nel testo. Solo alcune disposizioni potranno essere immediatamente applicate. Per le altre bisognerà aspettare la prossima legislatura.