Domenica 17 aprile gli italiani saranno chiamati ad esprimersi su un referendum sulle trivelle (qui lo speciale sul sito del Viminale) promosso da 9 consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise; in un primo momento figurava anche l'Abruzzo che però si è ritirato) sostenuti da alcune associazioni e movimenti in difesa per l'ambiente, tra cui il coordinamento No Triv.

 

Sul quesito abrogativo pesa, com'è noto, la spada di Damocle del quorum: affinché il risultato possa essere valido dovrà essere votato dal 50% degli italiani più uno degli aventi diritto. Si voterà dalle 7 alle 23 e lo scrutinio inizierà immediatamente dopo la chiusura dei seggi.

Il quesito - Il quesito sul quale saranno chiamati ad esprimersi gli elettori chiede che, al momento della scadenza delle concessioni, vengano fermati gli impianti di estrazione entro le 12 miglia nautiche, anche in caso di presenza di altro gas o petrolio nei giacimenti. Il quesito non riguarda la possibilità di creare nuovi impianti entro le 12 miglia, già vietati dall'attuale legge, ma che le 21 concessioni al momento già esistenti possano continuare senza limiti di tempo.

L'incognita quorum
- Il quesito referendario è l'unico rimasto in campo dei sei richiesti, dopo che la Cassazione ne ha stralciati cinque in seguito delle modifiche attuate dal governo sul tema delle trivelle nella Legge di Stabilità. La scelta della data è stata oggetto, anche recentemente, di forti polemiche legate al possibile accorpamento del referendum alla data delle prossime amministrative, come sollecitavano i promotori. Infatti sono in molti, anche tra le regioni, a ritenere a forte rischio il superamento del quorum, preferendo di gran lunga la soluzione 'election day'.