"Non si può più stare zitti ed è il momento che si faccia una discussione vera sull'identità del Partito Democratico. L'identità del Partito Democratico si può decidere solo in un congresso anticipato". Le parole di Roberto Speranza irrompono il giorno dopo il sì del Senato al ddl Cirinnà.

 

Il caso Verdini -  Le unioni civili restano infatti al centro del dibattito e continuano a dividere. Ma a finire sul banco degli imputati, stavolta, non è il disegno di legge, che ora veleggia verso le acque sicure di una Camera dei Deputati dove da solo i Pd ha numeri schiaccianti. Bensì, il fatto che l’approvazione del maxiemendamento si arrivata anche grazie ai 18 voti del gruppo Ala di Verdini.

Il Pd si difende;  nega che i numeri dell’ex braccio destro di Berlusconi, che ha lasciato Fi lo scorso luglio, siano stati determinanti e, soprattutto, che la maggioranza politica sia mutata. Ma ci sono correnti Dem che non la pensano così.

 

Il Pd si spacca - Ecco allora Roberto Speranza, esponente di spicco della sinistra interna al partito di maggioranza relativa, non una mezzi termini: "E' chiaro che il voto di fiducia di ieri costituisce un cambiamento del perimetro della maggioranza. Un fatto molto grave". Pertanto, "chiediamo un congresso anticipato".

Inutile dire che la prospettiva non piace al gruppo dirigente del partito. Per tutti interviene Deborah Serracchiani, della segreteria, che prima rassicura e poi attacca. "Il gruppo di Verdini non c'entra nulla con il Pd, non fa parte del nostro partito e mai ne farà parte". E aggiunge: "L'unico a tenere quotidianamente insieme il Pd e Verdini è proprio Speranza, che insegue i propri fantasmi o forse più semplicemente le dichiarazioni dei Cinque Stelle e di Forza Italia”.

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