Mentre continua al Senato l’esame del ddl sulle unioni civili, che mercoledì ha superato il primo voto, nella discussione (già accesa in Aula) interviene anche il presidente della Cei Angelo Bagnasco.

Bagnasco: voto sia segreto - “Ci auguriamo che il dibattito in Parlamento e nelle varie sedi istituzionali sia ampiamente democratico, che tutti possano esprimersi, che le loro obiezioni possano essere considerate e che la libertà di coscienza su temi fondamentali per la vita della società e delle persone sia non solo rispettata, ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto”, ha detto il cardinale e arcivescovo di Genova a margine di una messa. Non si è fatta attendere la risposta del governo. "Le esortazioni sono giuste e condivisibili, ma come regolare il dibattito del Senato lo decide il presidente del Senato. Non il presidente della Cei", ha commentato il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti (Pd). Così la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli: "Chiedo rispetto delle istituzioni della Repubblica italiana perché abbiamo regole di funzionamento e sedi per prendere tutte le decisioni che servono".

 

M5S: sì al ddl anche senza stepchild - Per quanto riguarda il lavoro parlamentare, tiene ancora banco il supercanguro. “Sono pronto con la collega Cantini a ritirare l'emendamento premissivo un minuto dopo la revoca degli 86 emendamenti di questa natura depositati dalla Lega. Il Parlamento deve fare le leggi, non può essere l'arena degli azzeccagarbugli”, ha detto il senatore Pd Andrea Marcucci. Il Movimento 5 Stelle, inoltre, ha fatto sapere che voterà a favore del ddl Cirinnà anche se nel testo finale non ci sarà la stepchild adoption.

Polemiche in Aula - La giornata è stata poi segnata dalla rivolta delle opposizioni. Alcuni senatori di minoranza, sostenendo che non fosse prevista dal regolamento, hanno criticato la proposta del Pd di procedere all'illustrazione degli emendamenti non articolo per articolo ma tutti insieme su tutto il provvedimento. La loro richiesta di iniziare dall’articolo 1 è stata poi accolta dalla maggioranza. I toni sono diventati via via più duri e le accuse al Pd di voler prendere tempo e fare "giochi d'Aula" più aspre. La replica è arrivata dal capogruppo dem Luigi Zanda, che ha parlato di “atteggiamenti ostruzionistici": "Se pensate di tenerci qua mesi a discutere vi sbagliate”, ha aggiunto.

Scontro Gasparri-Lo Giudice, Giovanardi contro bacio gay - Un violento scontro verbale, poi, c’è stato tra Maurizio Gasparri e Sergio Lo Giudice (si è sposato in Norvegia e nella coppia, dopo qualche anno, è arrivato anche il figlio del compagno): il primo ha accusato il senatore dem di aver “comprato” il bambino. “Stiamo facendo tutto questo, in particolare con l'articolo 5, perché serve a Lo Giudice – ha detto Gasparri –. Ho letto un articolo di Belpietro che trascrive una conversazione televisiva tra lui e Lo Giudice, che non ha risposto sul costo dell'acquisto del famoso bambino comprato”. “Non ti permettere", ha replicato Lo Giudice. In Aula, inoltre, c’è stato lo show di Carlo Giovanardi (Idea), che ha denunciato un presunto bacio tra due uomini nella tribuna ospiti di Palazzo Madama.


Lavori riprenderanno martedì - La seduta sull'illustrazione degli emendamenti all'articolo 1 si è conclusa nel primo pomeriggio. I lavori sul testo Cirinnà riprenderanno martedì alle 16.30 con le prime votazioni sugli emendamenti premissivi e su quelli all'articolo 1 del ddl.