"Le evidenze raccolte non consentono l'applicazione della misura dello scioglimento" del Campidoglio, dopo la bufera dell'inchiesta Mafia Capitale. Lo ha scritto il prefetto di Roma Franco Gabrielli nella sua relazione consegnata al ministro dell'Interno Angelino Alfano. Relazione che salva, per il momento, l'amministrazione del sindaco Marino, ma che miete la sua prima vittima: il segretario generale del Comune di Roma, Liborio Iudicello, che ricopriva lo stesso ruolo anche sotto Alemanno, si è dimesso. Secondo quanto scritto da Gabrielli non avrebbe svolto adeguati controlli. "Il sindaco Ignazio Marino ha cercato di farlo recedere dalla sua determinazione - spiega il Campidoglio - ma ha poi preso atto della sua ferma volontà per evitare di continuare a lavorare in un clima di delegittimazione della funzione". La perdite del segretario generale non è l'unica grana che la relazione di Gabrielli porta a Marino: il sindaco si troverà comunque con dipartimenti e municipi commissariati, gare annullate, dirigenti trasferiti e anche il suo partito sotto tutela.

Scioglimento Municipi e commissariamento di tre dipartiment
i - Gabrielli, nelle sue conclusioni inviate al ministro, rileva come gli elementi raccolti sulle infiltrazioni mafiose hanno i "caratteri di rilevanza e concretezza ma non di univocità". Nella relazione resto la proposta di scioglimento di alcuni Municipi di Roma e di commissariamento di tre dipartimenti del Campidoglio: ambiente/rifiuti, sociale ed emergenza abitativa. Oltre alla destituzione di una ventina di dirigenti e funzionari, salvando però l'Assemblea capitolina e l'amministrazione di Ignazio Marino nel suo complesso. Ma altri dipartimenti potrebbero essere oggetto di indagine della magistratura. Gli spunti per nuovi filoni su lavori pubblici e scuola sono nelle 900 pagine della Commissione di accesso agli atti. Si tratterebbe di appalti su manutenzione delle strade e mense per gli alunni.

Procuratore capo Pignatone: "Non ci sono condizioni per scioglimento" - "La Giunta Marino ha dato alcuni precisi e non trascurabili segnali - precisa però Gabrielli - seppure per dovere di obiettività va precisato che, almeno all'inizio della gestione, si tratta di scelte non dettate da una precisa e consapevole volontà di contrastare l'illegittimità e il malaffare, quanto piuttosto di comportamenti ispirati agli ordinari parametri di regolarità". Su una linea analoga il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. "Non sussistono ad oggi le condizioni previste per lo scioglimento del consiglio comunale" - scrive nella relazione al Comitato per la sicurezza poi allegata al rapporto Gabrielli -, in considerazione dei "segnali di discontinuità che si possono cogliere nell'operato della nuova Giunta, ancorché molto parziali e scarsamente efficaci fino alla esecuzione dei provvedimenti giudiziari (2 dicembre 2014)".

Gabrielli: "Elementi emersi non sono univoci" - Diversi il giudizio e le conclusioni della commissione prefettizia. "Le risultanze emerse dall'attività ispettiva documentano come Mafia Capitale, anche sotto l'attuale Giunta, sia riuscita a infiltrare l'Ente locale - scrivono i tre ispettori -, assoggettandone la funzione ai propri interessi grazie a amministratori corrotti e alle influenze esercitate da Carminati e Buzzi". Ma nella sua relazione di circa 100 pagine, che compendia e conclude quella degli ispettori, Gabrielli ricorda come la norma sullo scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiosa richieda che gli "elementi su collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso" debbano essere "concreti, univoci e rilevanti". Per il prefetto "gli elementi emersi, pur presentando i caratteri di rilevanza e concretezza", non hanno "il tratto della univocità" e questo grazie ai tratti di discontinuità.