Due nuovi espulsi nel Movimento 5 Stelle. Si tratta dei deputati Massimo Artini e Paola Pinna accusati, secondo quanto scritto nel blog, di non aver rispettato la restituzione di parte dello stipendio. Accuse rigettate da entrambi, che in rete hanno pubblicato le prove dei bonifici avvenuti, ma che non sono bastate agli iscritti.  "Ha votato Sì il 69,8%, pari a 19.436 voti. Ha votato No il 30,2%, pari a 8.382 voti" si legge sul post del blog che ha lanciato il sondaggio per chiederne l'espulsione. Sono in molti però ad aver avanzato dubbi sulla legittimità del voto che, in base al regolamento, sarebbe dovuta essere chiesta da un'assemblea degli eletti. Una delegazione dei cosiddetti dissidenti, guidati da Massimo Artini, ha deciso di incontrare Beppe Grillo di persona per chiedere chiarimenti.
Di fronte all'abitazione dell'ex comico, oltre ai parlamentari, ci sarebbero un centinaio di attivisti, tanto che è intervenuta anche una pattuglia della polizia. Il leader del M5S avrebbe vuto un breve confronto con alcuni attivisti, ma sarebbe stato molto negativo circa la possibilità di riammettere Artini e Pinna nelle file dei deputati grillini.


Il post sul blog - “Valuta: Sei d'accordo che Pinna e Artini NON possano rimanere nel Movimento 5 Stelle?”: è questa la domanda a cui, fino alle 19 del 27 novembre, si è potuto rispondere per partecipare al voto. Arriva alla fine di un post in cui si punta il dito contro i due deputati, già da tempo considerati dissidenti, e si racconta qual è il motivo che ha portato alle consultazioni sull’espulsione. Il loro comportamento viene definito “non ammissibile in generale, ma intollerabile per un portavoce del M5S”. Con dettagli su numeri e mail di sollecito, viene spiegato che entrambi non avrebbero rispettato il regolamento interno al partito che impone a deputati e senatori di restituire parte del loro stipendio da parlamentari.

La difesa - La risposta di Paola Pinna, con tanto di foto dei bonifici, non si è fatta attendere. "Quanto apparso poco fa sul blog di Grillo è falso. Per non parlare di quella che è una vera e propria sospensione dello stato di diritto. Il sondaggio sull'espulsione è una violazione delle regole perché non passa dall'assemblea, perché si danno informazioni false e perché c'è solo una versione”, ha scritto la deputata sulla sua pagina Facebook. E ancora: “Non è vero che mi son tenuta i soldi ma ho versato la parte prevista dal codice di comportamento al Fondo di garanzia per le PMI e i risparmi sui rimborsi forfetari di soggiorno a Roma alla Caritas. Sul sito tirendiconto abbiamo deciso di non pubblicare in 18 perché ci sono troppi dubbi sulla gestione e attendiamo delle risposte. Tutti abbiamo pubblicato i rendiconti sui nostri blog”.


"Le dichiarazioni sulla mia rendicontazione sono false e del tutto tendenziose", scrive il deputato M5S Massimo Artini su Facebook per replicare al "post pubblicato sul blog gestito dalla Casaleggio Associati" che definisce "fornitore di servizi informatici che oggi si diletta a pronunciare editti privi di ogni fondamento".



Pizzarotti mette in dubbio legittimità del voto - E a difendere i due sono intervenuti anche diversi esponenti 5 Stelle. Come la deputata Patrizia Terzoni, che su Twitter lancia l’hashtag #BeppeQuestaVoltaNonCiSto e su Facebook spiega: “Hanno rendicontato e restituito tutto! Lo staff, i capigruppo e tutti noi deputati lo sappiamo! Sono mesi che chiediamo una congiunta sui problemi connessi al tirendiconto e non ci è stata mai e dico mai concessa! Ora questo! BASTA!!!”.
Un'altra deputata, Gessica Rostellato, aggiunge: "Non ne posso più di sentir parlare di espulsioni! In questo post ci sono scritte un mucchio di cavolate. Massimo e Paola NON devono uscire".
A loro sostegno interviene anche il sindaco di Parma Federico Pizzarotti che, tra l'altro, il 7 dicembre ospiterà una sorta di convention dei "riformisti pentastellati": prima chiede maggiore lucidità a Grillo, poi la revoca del voto online ed, infine, dubita sulla sua regolarità.

A favore dell'espulsione - Qualche voce all'interno del Movimento si leva anche a favore dell'espulsione. La deputata Laura Castelli, ad esempio, definisce Pinna e Artini "mele marce".