Grillo torna all’attacco. E questa volta l’obiettivo è la stampa italiana e i giornalisti che scrivono del M5S. Dal suo blog il leader del Movimento attacca i media, in particolare i conduttori televisivi, per il "lavoro di sputtanamento" nei confronti del M5S. Sono "pagati per quello dai partiti", sottolineando che "l'accanimento delle tv ha raggiunto limiti mai visti".
Grillo se la prende poi con la tv pubblica: "E' indispensabile creare una sola televisione pubblica, senza alcun legame con i partiti e con la politica e senza pubblicità. Le due rimanenti possono essere vendute al mercato".

“Un accanimento mostruoso” - "L'accanimento delle televisioni nei confronti del M5S ha raggiunto limiti mai visti nella storia repubblicana, è qualcosa di sconvolgente, di morboso, di malato, di mostruoso, che sta sfuggendo forse al controllo dei mandanti", scrive il leader 5 Stelle.
"Non è informazione, ma vilipendio continuato" - Grillo cita "il folle assalto all'albergo Universo a Roma dove si sono incontrati lunedì scorso i neo parlamentari del M5S". "Scene da delirio - aggiunge - Questa non è più informazione, ma una forma di vilipendio continuato, di diffamazione, di attacco, anche fisico, a una nuova forza politica incorrotta e pacifica. Le televisioni sono in mano ai partiti, questa è un'anomalia da rimuovere al più presto. Le Sette Sorellastre televisive non fanno informazione, ma propaganda". “I capigruppo Lombardi e Crimi titolati a parlare” – “Lunedi sono stati eletti – prosegue Grillo sul suo blog – dai gruppi parlamentari del M5S per i prossimi tre mesi due capigruppo/portavoce, Roberta Lombardi per la Camera, e Vito Crimi per il Senato. Loro sono stati titolati a parlare dopo aver discusso e condiviso i contenuti con i componenti del gruppo. Attenti ai lupi!”.

L'intervista al Time e il rischio di violenze
- Grillo non parla solo attraverso il suo blog, ma anche con un’intervista rilasciata al magazine Time, nella quale spiega quali sono le ambizioni del movimento: "Vogliamo il 100% del Parlamento, non il 20% o 25% o 30%".  "Ho incanalato tutta la rabbia in questo movimento - continua Grillo - Dovrebbero ringraziarci uno ad uno: se noi falliamo l'Italia sarà guidata dalla violenza nelle strade". Il leader di M5S Beppe Grillo mette in guardia che se il suo movimento dovesse fallire potrebbe esserci questo rischio. "Tutto è iniziato qui: il Fascismo, le banche. Abbiamo inventato il debito e anche la mafia. Se la violenza non è iniziata qui" è grazie al nostro movimento, afferma Grillo. (Questo il testo in originale: "I channel all this rage into this movement of people, who then go and govern. They should be thanking us one by one. If we fail, [Italy] is headed for violence in the streets. But if we crumble, then they come. Everything started in Italy. Fascism was born here. The banks were born here. We invented debt. The mafia, us too. Everything started here. If violence doesn’t start here, it’s because of the movement. If we fail, we’re headed for violence in the street. Half the population can’t take it anymore.")

Stephan Faris, il giornalista autore dell'intervista, ha poi voluto specificare che "in nessun passo dell'intervista con il 'Time' Grillo ha minacciato che ci sarebbero state violenze. Anzi, stava chiarendo che nella sua visione il M5S previene la violenza incanalando la rabbia del paese all'interno del dibattito democratico".

L'Espresso indaga su investimenti in Costarica - Intanto il numero dell'Espresso in edicola pubblica un'inchiesta tre tredici società aperte in Costa Rica per compiere operazioni immobiliare e a cui sarebbero riconducibili l'autista e la cognata di Beppe Grillo, I veicoli societari avrebbero come amministratori il responsabile della logistica di Grillo, Walter Vezzoli, e la sorella di sua moglie, Nadereh Tadjik, si legge nell'articolo del settimanale. "Nella Armonia Parvin sa - stesso nome della signora Grillo - la presidente Nadereh Tadijk e il secretario Vezzoli sono affiancati da un terzo amministratore, un italiano residente in Costa Rica che si chiama Enrico Cungi", scrive il settimanale. Secondo L'Espresso, Cungi nel 1996 venne coinvolto in un'indagine per narcotraffico: "Arrestato in Costa Rica e poi estradato in Italia ha passato tre mesi nel carcere di Rebibbia, ma non risultano condanne a suo carico". Il settimanale si chiede a che cosa serva "questa costellazione di società" e ricorda che la Costa Rica figura in una delle due black list sui paradisi fiscali messe a punto dal Tesoro italiano.