Bersani 'porta a casa' un voto sostanzialmente unanime sulla strategia ideata per uscire dallo stallo post elettorale, ma il quadro politico che emerge al termine di una nuova giornata cruciale per tentare di dare uno sbocco all'impasse politica italiana, appare comunque ancora molto incerto. Il Pd, con un solo astenuto, dà al segretario il mandato per andare avanti su un programma in otto punti per stanare, anche con una consultazione via web, il M5s. "Non ho sentito piani B", tira il fiato, dopo 8 ore di direzione, il leader che, tornando ad escludere governissimi con il Pdl, è attento a ribadire il rispetto per il Colle pur evidenziando che non ci sono molte alternative perché "gli altri non offrono di meglio".

L'appoggio del partito e la telefonata al Colle
- Era tempo che al terzo piano del Nazareno non si vedeva il pienone delle grandi occasioni: anche i neoparlamentari sono accorsi e sono più di 50 gli iscritti a parlare. Gli unici due big che rinunciano a prendere la parola, e forse non è un caso la comune scelta, sono Matteo Renzi, che come altre volte lascia la riunione dopo la relazione del segretario e, qualche ora dopo, Walter Veltroni. Bersani, però, non e' uno che si offende e alla fine, più  che alle assenze, dà peso ai consensi al suo piano di governo. Appoggio che già in serata gli consentirà di chiamare il presidente della Repubblica per illustrargli il programma con cui cercare di costruire un governo di scopo.

"Mai con la destra" - L 'immediato orizzonte del Pd è tentare nei vari passaggi, a partire dalle consultazioni con Napolitano, di aprirsi un varco per fare un esecutivo, sia pur a tempo, con i grillini e se ci sta anche con Mario Monti che, però, "non è stato decisivo". Se si può aprire a "corresponsabilità” con le altre forze, Pdl incluso, per le presidenze delle Camere, il leader Pd, e con lui quasi tutti i big tranne uno smarcamento di Massimo D'Alema, sbarra la strada ad ogni ipotesi di governissimo. "Non riteniamo né praticabili né credibili accordi di governo tra noi e la destra", è il paletto di Bersani (VIDEO).

Il programma in 8 punti - Nella sua relazione Bersani ha elencato gli otto punti "per il governo di cambiamento", che verrà messo in rete il 7 marzo. Il primo punto si propone di portare il Paese "fuori dalla  gabbia dell'austerità", con tra l'altro la revisione e  redistribuzione dell'Imu. Il secondo comprende "misure urgenti" sul  sociale e il lavoro (compresa la "rivisitazione delle procedure di Equitalia"). Al terzo punto c'è la "riforma della politica e della vita pubblica", con il dimezzamento dei parlamentari, l'abolizione  delle province, la "revisione degli emolumenti dei parlametari", la legge sui partiti e la riforma della legge elettorale con il doppio  turno di collegio. Al quarto punto "giustizia e equità", con una legge sulla corruzione, riciclaggio, falso in bilancio, voto di scambio e frodi  fiscali. Al quinto in conflitto di interesse, al sesto economia verde e sviluppo sostenibile, al settimo diritti e cittadinanza all'ottavo istruzione e ricerca.

"Non corteggiamo Grillo" - Così per ora nel Pd "non esiste alcun piano B ma un'iniziativa A" che guarda più all'elettorato grillino, su cui Bersani spera di far breccia, che al comico genovese: "Non corteggiamo Grillo" chiarisce Bersani (VIDEO). Ma "davanti al Paese ognuno si prenderà le sue responsabilità e anche chi ha avuto un consenso di 8 milioni elettori e ha scelto la via parlamentare deve dire cosa vuole fare", incalza il leader. Ad ora la strada è in salita e tutti lo sanno, leader incluso, determinato però a giocarsi fino in fondo la sua ultima carta.