"Annuncio ufficialmente la mia e la nostra candidatura a guidare l'Italia per i prossimi 5 anni". Così Matteo Renzi lancia la sua sfida alle primarie del centrosinistra, durante una convention a Verona. Dal Veneto parte infatti il suo tour in camper in giro per la penisola.
"Futuro, Europa e merito", le tre parole chiave del programma: "Si tratta di cambiare l'Italia, non il Pd, e io avverto come possibile e immediata questa opportunità", ha detto il sindaco di Firenze, aggiungendo che "se si perde non ci si inventa una formazione politica di serie Z: saremo in prima fila a dare una mano a chi vince".

Non sono mancate le stoccate agli altri leader di centrosinistra: "La foto del Palazzaccio" con Nichi Vendola e Antonio Di Pietro che presentano il referendum sulla riforma del lavoro è "brutta" e rappresenta "un modello culturale con il quale il centrosinistra non governera' mai, una sinistra che non vuol governare".

Agli avversari che lo accusano di strizzare l'occhio al centrodestra, il sindaco ha ribadito di volersi rivolgere anche ai "delusi del Pdl". Punto sul quale è arrivata la replica di Alfano: "Le cose che dice Renzi sono così simili alle nostre da essere del tutto irrealizzabili con la compagnia che c’è nel Pd. Sarà Renzi che, se dovesse perdere le primarie, finirà per votare per noi. (guarda il video)

Ma Renzi oggi, giovedì 13, era atteso soprattutto per la presentazione dei contenuti del programma, in particolare dal punto di vista economico.
"La crisi è la più grande opportunità perché veramente ci mettiamo in gioco e cambiamo le regole", ha detto. E, a proposito di regole, ha affermao che in questi anni "sono aumentate più le tariffe che i salari come risultato di una politica che ha rifiutato di intervenire con le authority".

Le risorse vanno trovate riducendo la spesa pubblica e combattendo l'evasione, reinvestendo però subito queste risorse per abbassare "le tasse di chi già le paga". Ma la riduzione fiscale va concentrata sul costo del lavoro e Renzi appoggia, in particolare, la proposta Morando-Ichino per la detassazione dell'occupazione femminile.

Sui fondi europei, altro esempio citato, si tratta di passare dai finanziamenti a pioggia (Renzi ha detto che negli ultimi 7 anni sono stati stanziati 100 miliardi divisi in 462.000 progetti) a "sostenere invece il finanziamento all'impresa" con una riduzione dei tassi sui prestiti.

"Ben venga la riforma delle pensioni ma non la faccia chi di pensioni ne ha due con il vitalizio", ha poi aggiunto Renzi in uno dei tanti passaggi nei quali il "rottamatore" ha attaccato l'attuale classe dirigente politica. E' stato questo un refrain, come atteso, del sindaco che fatto della sua discesa in campo quasi una lotta generazionale: "Rottamiamo la subalternità culturale alle generazione del '68 che vuole dipingere se stessa come la meglio gioventù". Ad ascoltarlo pochi politici: il segretario provinciale del Pd Vincenzo D'Arienzo rappresentava tutti, ma Renzi ne ha fatto quasi un vanto.

In platea anche il presidente dell'Anci e sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio a guida di un drappello di amministratori locali del Pd. In prima fila anche l'ex sindaco di Verona Paolo Zanotto, colui che dal 38% di voti del Pd nella vittoriosa campagna del 2002 ha visto scendere i consensi fino al 14,9% di quest'anno dopo aver consegnato la città nel 2007 a Tosi: "Gli elettori che sono fuggiti vanno riconquistati: si sono astenuti, un po' sono fra i grillini. Ma anche il Pdl è in caduta libera e su questi elettori delusi o in libera uscita punta Renzi", dice l'ex sindaco di Verona che oggi sostiene il sindaco di Firenze.