Come annunciato il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, si è dimesso. "Mi ero impegnato a ché nessun verdetto di un giudice raggiungesse il presidente della Regione. Do adesso seguito a questo impegno" ha detto nello spiegare i motivi della sua decisione. Le dimissioni sono "una scelta lucida e ragionata" ha detto ancora, parlando poi di una "aggressione mediatica criminale" contro la Sicilia.

"In un momento di crisi", ha detto Lombardo, "è necessario che il presidente della Regione possa esercitare appieno le sue prerogative, che non sia indebolito nel suo ruolo; per me purtroppo non è così", "a causa della mia vicenda giudiziaria, giocata abilmente sul piano mediatico con una ben orchestrata fuga di notizie, mentre nei fatti al governatore non è stato consentito dopo due anni e quattro mesi di essere interrogato". Lombardo ha anche ricordato che "per ben tre volte la pubblica accusa ha chiesto l'archiviazione" e "non è stato nemmeno chiesto un rinvio a giudizio". Adesso, ha aggiunto, "da cittadino semplice, libero dalla mia carica, avrò il diritto e il dovere di far conoscere ai cittadini la verita' sull'indagine".
Poi, il governatore ha spiegato che a muoverlo ci sono anche ragioni politiche: "Le elezioni anticipate" è convinto Lombardo, "consentiranno alla Sicilia di essere sottratta a trattative nazionali, così come è accaduto in questi sessant'anni: autonomia e partiti nazionali sono ontologicamente incompatibili". 

Lombardo aveva annunciato l’intenzione di dimettersi lo scorso maggio, in seguito alle inchieste giudiziarie a suo carico. Delle dimissioni ha poi chiesto, di recente, conferma anche il premier Monti, allarmato dal dissento finanziario della Regione. Ma a proposito del dissesto finanziario delle casse della Regione, l'Assemblea regionale siciliana (Ars) non ha approvato, prima delle dimissioni del governatore, i tagli di spesa promessi da Palermo al presidente del Consiglio Mario Monti e sui quali hanno acceso un faro le agenzie di rating. Le norme sulla spending review sembrano dunque essere rimandate a dopo le elezioni regionali anticipate, previste per il 28 e 29 ottobre.

L'assessore all'Economia Gaetano Armao aveva presentato un emendamento all'assestamento di bilancio che prevedeva un taglio del 25% della pianta organica dei dirigenti e un 20% di quella del comparto dopo aver concordato un piano finanziario di rientro vincolante con palazzo Chigi. Sull'emendamento però non è stato trovato l'accordo che avrebbe consentito di portarlo alle votazioni dell'assemblea.

Dopo le dimissioni del governatore, il presidente dell'Ars, Francesco Cascio, ha annunciato lo scioglimento dell'Assemblea regionale siciliana, che in base allo statuto, rimane in carica, fino all'insediamento del prossimo Parlamento.

Per quanto riguarda le elezioni il voto è previsto per il 28-29 ottobre, ma potrebbe tenersi anche prima.  "E' lecito e possibile che si anticipi il voto previsto per le regionali. Si può andare prima del 28 e 29 ottobre, purché si vada alle urne entro i 90 giorni" ha detto Lombardo ai giornalisti. "Sono peraltro convinto - ha aggiunto - che anticipare le lezioni di sei mesi rispetto alle politiche serva alle scelte autonome della Sicilia, in termini di candidati e di alleanze".