La definizione dei nuovi tagli sulla sanità e sulle farmacie, la rivisitazione delle province e una ricca messe di micro-norme. Ma anche una novità che avrà impatto sulla vita di tutti i cittadini: i medici dovranno indicare sempre più nelle ricette i soli principi attivi, limitando i "farmaci griffati" ai soli malati cronici che già li usano. Si potrà ancora prescrivere un medicinale indicando il nome commerciale, ma - in questo caso - bisognerà spiegarne le ragioni. Un provvedimento che però ha già fatto infuriare medici e case farmaceutiche.
Il decreto della spending review taglia però il primo traguardo, il più difficile. Passa l'esame della commissione Bilancio del Senato e lunedì approda nell'aula di Palazzo Madama dove è attesa una fiducia-lampo. Il provvedimento, che sarà accorpato con quello sulle dismissioni, sarà approvato definitivamente dal Senato già lunedì sera, o al massimo martedì mattina. Dovrà infatti essere approvato anche dalla Camera prima di iniziare le ferie estive.

Ma medici di famiglia e aziende farmaceutiche insorgono contro l'emendamento sui farmaci, paventando "rischi" per la salute dei pazienti. Farmindustria denuncia un "vergognoso attacco" alle aziende del settore che "colpisce al cuore l'industria farmaceutica".

Il fatto che il medico potrà indicare in ricetta solo il principio attivo del farmaco e non il farmaco, afferma il segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo, determinerà una "pericolosa confusione", con il risultato che il medico non avrà più controllo sul tipo di farmaco di cui alla fine il paziente farà uso. Alla fine, afferma, "non sarà più il medico a decidere quale farmaco il paziente dovrà prendere, bensì tale indicazione arriverà dal farmacista, che è già tenuto ad indicare tra i farmaci equivalenti con il principio attivo indicato quello di minor costo.
Dura anche la reazione del presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi: "E' un fatto vergognoso. Questo - afferma - è un attacco all'industria farmaceutica. Non c'è infatti un risparmio per lo Stato e la ratio di questa misura ‚ incomprensibile. Vorrà dire, alla luce di tutto questo, che saremo davvero costretti a chiudere le nostre imprese".
Un emendamento al centro delle polemiche che potrebbe comunque ancora essere passibile di cambiamenti, prima dell’approdo al Senato del decreto sulla spending review.