Sollevato dalle parole di Mario Draghi, che hanno fatto schizzare le Borse e sprofondare lo spread, e determinato a proseguire nell'azione del governo. Mario Monti, nel giorno in cui la Bce scende con forza in campo a difesa della stabilità dell'euro, rassicura gli italiani sul fatto che non intende chiedere altri sacrifici anche perché il temuto 'agosto caldo' non sembra preoccuparlo più di tanto. "Non credo che sui mercati ci saranno cose straordinarie", dice a Tgcom24 promettendo comunque che "tutti saremo vigili e anche le autorità competenti lo saranno". Certo l'amarezza per il fatto che lo spread segua più le parole dei fatti c'è tutta: "Questo importante intervento verbale per ora mi rassicura, ma vediamo anche quanto contano gli interventi verbali quando vengono da personalità così autorevoli e credibili, sul fatto che la nostra diagnosi fosse corretta". Insomma, spiega Monti, se lo spread "rimane troppo alto è perché dipende da dubbi e incertezze dei mercati circa il sistema dell'euro in generale". E per questo ora i passi successivi toccano all'Europa.

Ad ogni modo, la soddisfazione del Professore è doppia, perché oltre a ridare ossigeno all'Italia, il crollo dello spread conferma quanto va ripetendo da giorni: e cioè che la causa non è in Italia, ma nel contagio europeo. Inoltre, è perfettamente consapevole che al di là dei benefici immediati dietro le parole di Draghi si nasconde una verità ben più importante: la Germania, volente o nolente, ha ceduto. Sono giorni infatti che nel board dell'Istituto di Francoforte si discute fra chi, governatore in testa, preme per un intervento forte dell'Istituto e chi (Berlino) frena. Le parole di Draghi dimostrano che è passata la linea del governatore. Anche se all'indomani delle parole di Draghi la Bundesbank ha ribadito che resta contraria al programma di acquisti di bond della Bce.

Certo la partita non è finita qui. Le parole di Draghi, spiega un ministro, possono far scendere la febbre dello spread, ma per estirpare il contagio servono soluzioni durature. E questa significa un meccanismo permanente contro la speculazione. Quello scudo anti-spread di fatto rimasto sulla carta, visto che le condizioni per accedere al Fondo (l'attuale Efsf e il futuro Esm) sono ancora da chiarire e le risorse - come ammesso dallo stesso Monti - dovrebbero aumentare. Ma riaprire il negoziato europeo prima del pronunciamento della Corte tedesca sull'Esm in settembre, conferma un ministro, sarebbe inutile. Prima di allora, dunque, il professore giocherà di fioretto, con un'azione di lobbyng sui paesi nordici (Finlandia e Olanda).

Anche sul fronte interno le cose, almeno dall'osservatorio di Palazzo Chigi, sembrano chiarirsi. Dopo aver visto ' Abc' Monti non fa infatti mistero di sentirsi rafforzato nella prospettiva di concludere la legislatura. Soprattutto, sono sue parole, "di concluderla in modo proficuo". Del resto, è andato a ripetere, "l'obiettivo non è durare ma mettere l'Italia sulla strada della crescita". Un ragionamento svolto anche nell'incontro con Casini al quale ha anticipato un po' i contenuti dell'intervista a Tgcom24, a proposito delle tredicesime: gli italiani hanno fatto abbastanza sacrifici. Niente manovra dunque. Il professore, però, è intenzionato a proseguire la sua azione riformatrice. "Il governo vuole essere sicuro di lasciare, quando sarà completato il suo compito, un'Italia meno in emergenza e con i muscoli meglio allenati alla crescita", ha detto Monti, dicendo che non gli dispiacerebbe essere ricordato come un buon allenatore dell'Italia. "Abbiamo tante cose da fare ancora da qui al 2013", spiegano a Palazzo Chigi. Il "pacchetto" illustrato a Casini prevede diversi dossier: dai tagli ai sussidi alle imprese proposti da Francesco Giavazzi (che dovrebbero arrivare in agosto) a quelli della politica e dei sindacati suggeriti da Giuliano Amato (non prima di settembre); ma anche la razionalizzazione delle agevolazioni fiscali per evitare l'aumento dell'Iva a tutte quelle misure per rendere più competitiva l'Italia, come le dismissioni per ridurre il fardello del debito e la terza gamba della spending review per eliminare le "incrostazioni" nella macchina statale.