E' scontro a Palazzo Madama sulle riforme costituzionali, uno scontro che vede ricrearsi, almeno per un giorno, l'alleanza tra il Pdl e la Lega che votano compatti per introdurre in costituzione l'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Il Senato ha approvato la modifica, ma senza la maggioranza qualificata necessaria per le modifiche costituzionali. Nel testo, firmato dai vertici del gruppo del Pdl Maurigio Gasparri e Gaetano Quagliariello si prevede che il presidente della Repubblica sia eletto a suffragio universale e diretto. Sono elettori tutti i cittadini che hanno compiuto la maggiore età".

Il dissenso di Pisanu - Ma il testo, senza la maggioranza qualificata dei due terzi necessari per una modifica costituzionale, rischia di incardinarsi ora alla Camera senza riuscire a venire approvato. Pdl e Lega a Montecitorio rischiano di non avere la maggioranza. Inoltre, una riforma non approvata a maggioranza qualificata, cioè coi due terzi, può essere sottoposta a referendum confermativo. Tanto che un duro intervento è arrivato dal senatore del Pdl Beppe Pisanu, che in aula ha espresso il suo dissenso al testo. "Sono favorevole al semipresidenzialismo - ha precisato Pisanu - ma la via e' sbagliata e nelle migliori delle ipotesi ci portera' a una bandiera da sventolare e non a un progetto da realizzare. Una riforma cosi' impegnativa avrebbe richiesto un ampio dibattito preparatorio e una maggioranza larga".

Finocchiaro: "Una discussione senza senso"
- Critica anche la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro secondo cui "è intollerabile che il Senato venga impegnato in una discussione, quella sulle riforme costituzionali, che non avrà alcuna sorte. Mentre per la spending review, provvedimento importantissimo per il rilancio dell'economia del Paese, resteranno le briciole di tempo tra una seduta d'Aula e l'altra".
"Nell'aula del Senato prosegue stancamente, e con l'assenza del gruppo del Pd, la discussione sulle Riforme istituzionali. Una discussione senza senso - aggiunge - destinata a non avere nessun esito, che celebra il non interesse reale a riformare la Costituzione con il consenso dei due terzi dell'emiciclo. Questa discussione è adoperata come una palestra, al fine di trasformare un solo emendamento, quello sul semipresidenzialismo, che PdL e Lega potranno usare in campagna elettorale.

Gasparri: "Una giornata storica" - Soddisfatto invece Maurizio Gasparri, secondo cui si è trattato di un "voto storico al Senato". "E' una scelta che guarda al futuro, ad un rafforzamento della democrazia diretta e dei sistemi di partecipazione dei cittadini alla vita delle Istituzioni" afferma il capogruppo del Pdl a Palazzo Madama, che aggiunge come il Pdl abbia "deciso di lanciare questa sfida, nella convinzione che la partecipazione diretta dei cittadini all'elezione del Capo dello Stato non è semplicemente una modifica costituzionale, ma un risarcimento della sovranità popolare".

Bersani: "Un diversivo senza costrutto" - Bersani: Critiche a quanto successo in Senato arrivano invece dal leader del Pd, secondo cui si è trattato di "un diversivo senza costrutto". "Spero solo che con questo gesto irresponsabile, inutile e del tutto inconcludente, non si faccia deragliare quello che dobbiamo fare subitissimo, che è la riforma della legge elettorale", ha ammonito.

Alfano: "No a elezioni anticipate" - Intanto non si spegne neanche il dibattito sull'ipotesi di ricorrere ad elezioni anticipate, per evitare che nei prossimi dieci mesi la campagna elettorale blocchi la via delle riforme. Un'idea che trova il secco No di Angelino Alfano. "Non poniamo termine a questa legislatura - dice da Racalmuto il segretario del Pdl - crediamo che la priorità sia l'economia e pensiamo anche che vi sia la necessità di approvare subito una legge elettorale e di andare al voto la prossima volta con un Paese in cui i cittadini possano scegliere il proprio deputato e il proprio senatore" dice il segretario del Pdl da Racalmuto.