Il premier Mario Monti lascia il dicastero dell'Economia a Vittorio Grilli e allo stesso tempo istituisce un Comitato per il coordinamento della politica economica e finanziaria, da lui presieduto, del quale faranno parte lo stesso neoministro Grilli, il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e altri ministri competenti, con la possibilità di invitare alle riunioni il governatore della Banca d'Italia. Grilli ha giurato così al Quirinale nelle mani del Capo dello Stato con la famiglia, la moglie Alessia e tre figli. Presente anche il premier che ha ufficialmente lasciato la scrivania di Quintino Sella, nel pomeriggio, subito dopo il giuramento di Grilli al Quirinale.

Una nomina attesa, quella di Grilli, dopo quasi otto mesi di interim nei quali comunque il vice ministro ha lavorato su tutte le partite più complicate, dalla prima manovra Salva-Italia fino all'ultima sulla spending review. Carattere gentile ma schivo, più a suo agio dietro le quinte che sotto i riflettori, Grilli in questi mesi ha accompagnato Monti anche in tutti i principali vertici internazionali aiutandolo a tessere il dialogo e a trovare le soluzioni per affrontare la crisi.

Bocconiano, milanese, classe '57, un passato di professore universitario tra gli Stati Uniti e Londra, Grilli a Via Venti Settembre ha ricoperto tutti i principali incarichi: è stato Ragioniere Generale dal 2002 al 2005, poi direttore generale del Tesoro, fino alla carica di vice ministro con il governo tecnico di Monti e da oggi ministro. Ma il primo incarico al ministero dell'Economia risale addirittura al 1993. E' uno dei 'Ciampi-boys' e dopo quasi vent'anni da quell'esperienza restano gli aneddoti, come quello da lui stesso raccontato di recente: prima che l'Italia entrasse nell'Euro "avevo la barba e feci una promessa al ministro di allora, Carlo Azeglio Ciampi, che se riuscivamo ad entrare me la sarei tagliata. E infatti me la sono tagliata e da allora è così e non ho intenzione di farla ricrescere".

Grilli rappresenta dunque la continuità e negli ultimi dieci anni nelle posizioni apicali del ministero ha lavorato riscuotendo apprezzamento e fiducia con Giulio Tremonti, Domenico Siniscalco, Tommaso Padoa-Schioppa e negli ultimi otto mesi con Mario Monti. Per fare il vice ministro aveva rinunciato al 70% del suo stipendio di direttore generale e secondo i rumors che giravano in quei giorni anche ad un prestigioso incarico in una banca d'affari.

La sua vita privata non è sotto i riflettori. Dicono che sia appassionato di calcetto, golf, vela, sci e che tifi per l'Inter. Per quanto riguarda la famiglia, dopo aver sposato un'americana, ha ora una nuova moglie, Alessia Ferruccio, che oggi l'ho ha accompagnato tra i saloni del Quirinale, con tre bambini, con la piccola in braccio che nel momento più solenne reclamava l'attenzione del papà.