Una riforma "epocale" che "cambia la geografia giudiziaria del Paese, ferma all'epoca dell'unità d'Italia, epoca in cui si girava con le carrozze e non con l'auto e i treni ad alta velocità". Così il Guardasigilli Paola Severino ha definito la revisione delle circoscrizioni giudiziarie approvata venerdì 6 giugno in Consiglio dei Ministri.
Lo schema approvato dal governo prevede il taglio di 37 tribunali e 38 procure, la soppressione di tutte le 220 sezioni distaccate di tribunale ma non la diminuzione della pianta organica, dato che il personale amministrativo e i giudici saranno dislocati nelle altre sedi. A questa riorganizzazione si aggiunge quella degli uffici dei giudici di pace, 674 dei quali saranno soppressi.
Con questo provvedimento "potremo risparmiare circa mille edifici con i loro costi e la loro manutenzione. A quel punto non si potrà negare il risparmio che ne deriva e che si ha non a discapito dell'efficienza della giustizia".

Il decreto non fa parte della spending review - Il riordino dei distretti giudiziari non può essere considerato però un provvedimento legato alla spending review, ha sottolineato il ministro Severino. "Si è parlato di provvedimento legato alla spending review", ma così non è "per un criterio cronologico e di origine: deriva - ha spiegato il ministro - dalla delega che aveva il precedente governo e che questo governo ha ereditato, una delega che consentiva la riorganizzazione dei tribunali e delle aree giudiziarie, per rendere efficiente giustizia anche attraverso la redistribuzione giudiziaria" con l'obiettivo di "mantenere in piedi solo quei presidi con dimensione necessaria e sufficiente a dare risultati".

Resteranno aperti i tribunali nelle zone della criminalità - "Possono rimanere aperti i tribunali con un numero di magistrati da 20 a 28 magistrati ma solo se si trova in una zona di criminalità organizzata o il cui spostamento porterebbe dei disagi di trasporto". Fermo restando "il limite ideale di 28 magistrati" - spiega il ministro - "la commissione di studio" per la soppressione dei tribunali "ha utilizzato come parametri anche la criminalità organizzata o il disagio nel trasferimento" abbassando in questi casi il limite a 20.  La Guardasigilli ha fatto l'esempio di Marsala dove "si stanno celebrando processi contro cosche mafiose importanti".

“Accorpamento immediato dove si può, convincerò i partiti”
- "Ci sono cinque anni" per l'attuazione della delega sul riordino delle circoscrizioni giudiziarie, anche se l'accorpamento dei tribunali va fatto "immediatamente" dove ce n'è la possibilità. Lo ha detto il ministro Paola Severino. Per quanto riguarda il tribunale di Chiavari, che è di nuova costruzione, il ministro ha spiegato che per il momento non è 'salvo' perché "è l'unico caso di un tribunale di una più o meno nuova edificazione" e "questo non è un criterio che rientra nella delega" sul riordino delle circoscrizioni giudiziarie.
"Spero di convincere" le forze politiche "con i numeri e le tabelle allegate al provvedimento: numeri che dimostrano" che i criteri alla base del provvedimento sul riordino dei distretti giudiziari sono "trasparenti e sono la massima garanzia anche per i politici".

Clamorosi casi di inefficienza - Ci sono "casi clamorosi di inefficienza" che dimostrano la necessità della riforma, ha aggiunto Severino. "Le sedi distaccate - ha spiegato Severino - sono state create per esigenze temporanee ed emergenziali e poi, come accade spesso in Italia, l'emergenza diventa ordinarietà, ma queste sedi possono essere accorpate, secondo il principio di efficienza. Un tribunale troppo piccolo produce infatti sotto la media di efficienza ed è carente di specializzazione".
Il ministro ha quindi citato, senza farne il nome, "esempi clamorosi di inefficienza", come una sede con 5 unità di personale amministrativo impegnate nel corso di un intero anno ad occuparsi di poco più di un centinaio di procedimenti, usando strutture che costano al cittadino 50 mila euro l'anno". Inoltre, ha aggiunto, "alcuni uffici dei giudici di pace trattano solo poche decine di casi l'anno utilizzando fino a sei unità di personale con spese di decine di migliaia di euro all'anno".