Nel caldo del Forum di Assago il copione del congresso della Lega Nord, il primo dopo lo scandalo che ha travolto il Carroccio, si svolge lentamente, senza sussulti o sorprese. Roberto Maroni annuncia la sua candidatura per la guida del movimento e si prepara a prendersi il partito che fu di Umberto Bossi. Il 'capo' non parla, non si fa neanche vedere nella calura del palazzetto sportivo poco fuori Milano. Interverrà soltanto domenica 1 luglio. Quella di Maroni è l'unica candidatura presentata. In 473 sui 630 delegati hanno firmato per lui: è una candidatura unitaria che chiude le polemiche dei giorni scorsi.

Sul palco della struttura di Assago, dove sono tante le poltrone vuote, si alternano gli interventi e le mozioni: tutte a favore di Maroni. Soltanto Mario Borghezio prova a scuotere il torpore dei delegati, già provati dal caldo. "Saremo una spina nel fianco - urla dal palco l'energico eurodeputato leghista - Il nuovo segretario, chiunque sia, se lo ficchi bene nelle orecchie: noi indipendentisti ci saremo sempre". Un passaggio sulla necessità di fare "pulizia dall'infezione di Roma mafiosa", uno contro i "porci di Roma ladrona". Ma poi alla fine anche lui garantisce "lealtà al nuovo segretario".

Giovanni Torri, senatore 'cerchista', va oltre. Si rivolge direttamente a Roberto Maroni: "I voti - dice - te li devi conquistare uno a uno. Non ti arrivano da Facebook". Poi l'attacco politico. "Se dobbiamo essere democristiani ci sono già Casini & company - conclude Torri - Vedo che qui di verde ormai ce ne è poco". Bobo non interviene, così come Bossi. Entrambi parleranno domenica 1 luglio per lo show-down' finale del congresso. C'è attesa per l'intervento di Umberto ma Matteo Salvini, segretario della potente Lega Lombarda e maroniano di ferro, chiarisce subito che è finito il tempo delle polemiche. "Se il congresso eleggerà Maroni - dice - Maroni sarà il segretario. Punto”. Insomma, bisogna finirla con le "storie sull'ombra di Bossi". Salvini è netto: "Nella Lega contano i progetti non i nomi - sottolinea - Bossi? Nella vita ci sono dei cicli. Tutti finiscono". Roberto Calderoli svolge il ruolo del mediatore. E' lui che ha trovato la soluzione con Maroni segretario e Bossi presidente. "Il primo obiettivo di questo congresso è l'unità. L'unità di tutto può creare le premesse per ritornare grandi" dice. E rivolge un appello a tutti i delegati: "Le correnti dovrebbero essere vietate - spiega - perché tutti devono essere parte della stessa Lega". "

Sugli spalti al Forum campeggia un enorme striscione: 'Grande Bobo', firmato dai 'Lupi Retici' del movimento dei Giovani padani della Valtellina. Non c'è nessuno striscione, invece, per Umberto Bossi. Anche questo è un particolare che segna il momento di passaggio del movimento leghista dalle mani del 'senatur' a quelle dell'ex ministro dell'Interno. La sfida è segnata anche per quel che riguarda i posti nel consiglio federale. I maroniani dovrebbero avere la stragrande maggioranza. I bossiani puntano tutte le loro forze sulla candidatura di Marco Desiderati in Lombardia; e su quelle di Gianantonio Da Re e Massimo Bitonci in Veneto.