L'Aula del Senato, con voto palese, si è espressa a favore dell'arresto di Lusi, l'ex tesoriere della Margherita indagato dalla procura di Roma per aver sottratto soldi al partito, circa 22 milioni di euro, per fini privati.
I sì sono stati 155, provenienti dalle fila di Pd, Idv, centristi e Lega Nord. Quanto ai voti contrari il presidente di Palazzo Madama Renato Schifani ha letto tre no, ma dal tabulato ufficiale emerge che contro l'arresto si sono pronunciati 13 senatori. Uno si è astenuto. Il Pdl non ha partecipato al voto. Anche Francesco Rutelli, come parte offesa nel procedimento penale contro Lusi, non ha votato.
I magistrati che hanno richiesto la custodia cautelare in carcere ritengono che, in attesa del processo, il senatore, accusato di associazione a delinquere, avrebbe potuto inquinare le prove e tentare di fuggire per sottrarsi al giudizio. La moglie del senatore, Giovanna Petricone, è già agli arresti domiciliari

"Sto vivendo un incubo, voglio rispetto" - "Non intendevo e non intendo sottrarmi alle mie responsabilità" aveva detto Lusi all'Aula prima del voto. "Sono una persona che sta vivendo un incubo - commenta il senatore Luigi Lusi subito dopo il voto dell'aula del Senato - Con il voto segreto si mandano in galera i senatori senza che abbiano ucciso nessuno". Lusi fa anche sapere di non aver "detto tutto" alla magistratura, che "ci sono ancora approfondimenti da fare con i pubblici ministeri. E ancora: "Sulla mia testa si è giocata una partita politica" e "questo voto è il segno dei tempi. Ma non mi dimetto da senatore, voglio combattere".
Lusi attenderà nella sua villa di Genzano in compagnia degli avvocati i militari della Guardia di finanza che dovranno eseguire la misura cautelare firmata il 3 maggio scorso dal gip del tribunale di Roma, Simonetta D'Alessandro. Lusi è destinato ad andare nel carcere di Rebibbia, ritenuto dai difensori più confortevole di Regina Coeli.

"Non voglio sottrarmi al processo" - Prima del voto Lusi ha preso la parola in Aula. "Non intendo affatto sottrarmi al processo, ma affrontare nel dibattimento ogni ambito di responsabilità, nessuna esclusa, come ogni cittadino". "Assumersi la responsabilità non vuol dire essere reo confesso. Ammissione e confessione sono due cose diverse", aggiunge Lusi, che chiede di non essere individuato come "il capro espiatorio" davanti "ai forconi della piazza", come "il colpevole per tutte le stagioni dentro una vicenda che è pluridecennale". "Mi venga riconosciuto il diritto di accedere alle garanzie di un giusto processo senza inutili e fuorvianti misure afflittive - ha detto Lusi - senza inutili forzature che possono momentaneamente appagare l'antipolitica, tranquillizzare chi vuole un capro espiratorio o trovare un colpevole per tutte le stagioni dentro quella che invece è una complessa vicenda ultradecennale".

Nuovo attacco alla Margherita - Lusi è tornato poi ad attaccare i vertici della Margherita (lo aveva fatto anche durante l'intervista a SkyTg24) ribadendo che la gestione dei soldi avveniva "per comune assenso", in base ad un "patto fiduciario, oggi negato". I "milioni di euro potevo gestirli io da solo? Non solo non è credibile ma neanche materialmente realizzabile: il tesoriere autonomamente avrebbe deciso di finanziare Centro futuro sostenibile, ma è possibile?". E ancora, denuncia: "I massimi vertici della Margherita non hanno voluto accettare quanto io volevo restituire". 
"Resta singolare - ha proseguito - che io venga accusato di reticenza se non parlo, o di calunnia se parlo. Qualcuno potrebbe pensare che mi si voglia chiudere la bocca". Poi l'affondo nei confronti dell'ex segretario della Margherita: "Registro l'anomalia di un traffico telefonico senza precedenti che ha visto parte chiamante il senatore Rutelli con l'obiettivo di far ritirare firme già apposte per la richiesta del voto segreto”.

Reazioni - "E' andata come doveva andare". Così Roberto Maroni ha commentato con i cronisti alla Camera il sì del Senato alla richiesta di arresto di Luigi Lusi. "L'arresto
è sempre una brutta cosa", ha spiegato il leader della Lega, "ma non c'era alternativa".
Quanto a Lusi, ha poi aggiunto, "ha sbagliato a non dimettersi sapendo che la richiesta di arresto sarebbe stata approvata visto che il Pdl non votava".
Il deputato Pdl Alfonso Papa, che ha scontato una custodia cautelare a Poggioreale, commenta: "Un capro espiatorio dietro le sbarre, è questo il risultato dell'ennesima genuflessione del Parlamento al giustizialismo e alla demagogia". E definisce Lusi "l'agnello sacrificale di un regolamento di conti interno al Partito Democratico".