Il governo incassa alla Camera tre voti di fiducia sul ddl Anticorruzione. Arrivando così a quota 24. Ringrazia la maggioranza per "il senso di responsabilità dimostrato". E assicura che farà di tutto perché il provvedimento non si insabbi a Palazzo Madama. Domani L'Aula di Montecitorio voterà il resto dell'articolato e darà il via libera al testo che passerà al vaglio del Senato. Bene le migliorie, commenta il Guardasigilli Paola Severino, purché però non rallentino troppo i tempi.

Condannati non candidabili
- Le polemiche intanto non si placano, soprattutto per quanto riguarda l'articolo 10 del testo, quello che ottiene il primo voto di fiducia e che riguarda l'incandidabilità dei condannati. La norma prevede che entro un anno il governo legiferi su come tenere lontano, dalle aule parlamentari (anche quello Ue) e dal governo, persone che siano state condannate con sentenze definitive, sia per reati gravi come mafia e terrorismo, sia per quelli contro la Pubblica Amministrazione come corruzione e concussione. O per reati con pena massima superiore a tre anni come, ad esempio, l'omicidio colposo o il furto aggravato.

Scontro sulla data di entrata in vigore
- Il problema, che ha spinto anche Fli a disertare questo voto "per lanciare un segnale", è che questi divieti potrebbero non scattare per la prossima legislatura. Le elezioni sono previste, infatti, per l'aprile 2013 e il timore è che il governo, avendo un anno di tempo, non riuscirà a rendere operative le norme per questa scadenza. Il che significa che i condannati potranno essere allontanati da Parlamento e governo solo dal 2018 in poi. Come denuncia in Aula il capogruppo di Fli Benedetto Della Vedova annunciando il non voto dei finiani. Secondo il governo però questo rischio non c'è. Quello di un anno, assicurano i ministri Patroni Griffi e Paola Severino, è solo un termine massimo. E per il 2013, garantiscono, "tutto sarà pronto".

Contestazioni di Pdl e Idv - L'Aula di Montecitorio approva poi con una maggioranza stabile di oltre 400 voti (461; 431; 430) oltre all'articolo 10 anche il 13 e il 14, quelli che ridisegnano i reati di corruzione e concussione inserendone due nuovi: il 'Traffico di influenze illecite' e l"Induzione indebita a dare o promettere utilita". Entrambi contestatissimi: il primo dal Pdl e il secondo anche dall'Idv. Secondo di Pietro, infatti, se la concussione fosse stata spacchettata, cosi' come ha fatto ora la Severino con il suo testo, 'Mani Pulite' non ci sarebbe stata visto che si toglie al magistrato ogni possibilità di valutare anche sui casi di 'induzione' alla concussione.

Pdl promette modifiche al Senato - In questo mare di polemiche, giovedì si vota l'articolo 7 del ddl: altra norma 'calda' che vieta ai condannati con sentenza passata in giudicato (per i reati già detti) di fare appalti e di contrattare con la Pubblica Amministrazione. Su questo non è stata chiesta la fiducia (era compreso però nel maxiemendamento poi ritirato) e tra Pd e Pdl non c'è nessun accordo circa la possibilità di far rientrare tra questi reati anche quello di 'Induzione indebita' cioe' la 'concussione per induzione': il reato di cui sono accusati Berlusconi per il processo Ruby e Filippo Penati. Poi manca ancora il voto di tutti gli articoli che vanno dal 15 al 20 per poi arrivare al voto finale nel primo pomeriggio.  Nel Pdl intanto si annuncia che "molte modifiche" verranno fatte al Senato. Il che non fa affatto ben sperare sui tempi di approvazione definitiva dell'intero ddl. "Se il governo non deciderà di mettere la fiducia anche al Senato - avverte il capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti - questo testo vedrà difficilmente la luce".