Alle 15 di lunedì 11 giugno si sono chiuse le urne in Sardegna, dove si è votato per la scelta dei sindaci di 64 città (lo speciale).
In calo l'affluenza alle urne, circa cinque punti in meno. Alla chiusura dei seggi alle ore 15 - rilevazioni del Viminale - ha votato il 69,8% degli elettori, nelle precedenti consultazioni il 74,4%. Nei comuni con oltre 15 mila abitanti l'affluenza è stata del 70,07% ad Alghero (75,32%), del 68,97% a Oristano (78,47%) e del 59,69% a Selargius (69,19%). Ora attesa per lo spoglio. E' già iniziato lo scrutinio (anche in tempo reale su Sky.it).

Test politico di rilievo nei tre comuni con più di 15 mila abitanti, dove è previsto un eventuale turno di ballottaggio il 24 e 25 giugno prossimo: ad Alghero i votanti sono stati il 46,3% (51,5%), a Oristano il 44,2% (54,2%) e a Selargius il 37% (45,4%).
Attesa per i due candidati sindaci del Movimento Cinquestelle di Beppe Grillo, in corsa ad Alghero e Quartucciu, piccolo centro alle porte di Cagliari.

Una tornata amministrativa segnata da una crisi strisciante in seno alla maggioranza di centrodestra al governo della Regione che rischia di portare la Sardegna al voto anticipato nel prossimo autunno. Il governatore Cappellacci è in bilico: per le 17 di lunedì 11 giugno, due ore dopo la chiusura dei seggi, ha convocato un vertice con gli alleati nel tentativo di ricompattare la coalizione.
I "maldipancia" scuotono in particolare i Sardisti - che hanno già annunciato che diserteranno l'incontro - e l'Udc. Più profondi i dissidi nel Pdl (partito che esprime il governatore), tanto che il gruppo consiliare si è spaccato con due autorevoli esponenti - l'ex capogruppo Maria Diana e la presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo - passati all'opposizione con la costituzione del nuovo gruppo Sardegna Domani.
Ultimo terreno di scontro le nomine negli enti regionali decise "in solitudine" da Cappellacci, e per questo contestate da alcuni partiti della maggioranza e cavalcate dall'opposizione, pronta a dare battaglia domani in Aula quando verranno discusse le due mozioni di censura all'operato del presidente, riferite proprio alle nomine.
Un passaggio insidioso per il capo dell'esecutivo e per la sua Giunta, schivato per due volte la scorsa settimana con la clamorosa decisione - la prima nella storia dell'autonomia della Sardegna - di non partecipare ai lavori del Consiglio.