"Non credo che oggi si sia formata una nuova maggioranza. La giustizia è sempre stata una palestra molto difficile. Io ho visto una buona volontà, ma a volte ci sono momenti di spaccatura". Il commento del ministro della Giustizia Severino arriva alla fine di una lunga giornata politica, che ha visto rimescolare gli schieramenti tra le forze politiche che appoggiano l'esecutivo, fino a creare momenti di forte tensione.
La contesa nasce da una modifica al ddl anti-corruzione, in discussione alla Camera, con il voto contrario del Pdl.
"Il testo su cui si lavora" per l'anticorruzione "è il nostro. Ora alla Camera vogliono fare gli eroi e i fenomeni. Se pensano di far rinascere un'alleanza con l'Idv per mettere in imbarazzo noi non è un metodo leale. Non vorrei che puntino a creare incidenti per far saltare il governo", dice il segretario Angelino Alfano.

La querelle parte dalle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, che hanno approvato un emendamento al ddl anti-corruzione che innalza la pena per questo reato a quattro-otto anni (dagli attuali due-cinque), registrando una nuova spaccatura nella maggioranza che sostiene il governo Monti.
L'emendamento è stato presentato dal Pd e votato anche da Idv e Fli. Contrario il Pdl, mentre Udc e Lega si sono astenuti.
L'esecutivo, rappresentato da Severino, si era rimesso alla decisione dei parlamentari, ma aveva eccepito che un aumento delle pene sulla corruzione avrebbe reso squilibrato l'impianto delle pene esistenti per gli altri reati contro la pubblica amministrazione.

Il governo aveva proposto per il reato di "corruzione propria", quella per effetto della quale il pubblico ufficiale compie un atto contrario al proprio dovere d'ufficio, una pena da tre a sette anni.
L'emendamento alza di un anno sia il minimo che il massimo. "Ora il problema è di equilibrare l'impianto delle sanzioni, ha commentato Severino. L'emendamento non cambia l'impianto dei reati proposto dal governo, né contraddice l'unico paletto che il Guardasigilli ha posto sulle pene, cioè che il Parlamento non riduca i massimi di pena da lei proposti, in modo da accorciare i tempi di prescrizione.