Falso in bilancio. Ritorna al centro della scena politica uno dei reati attorno a cui più si è combattuto nell’era Berlusconi. Ed è subito scontro. Perché il Pdl, complice un “gigantesco equivoco” creato dal governo , in commissione Giustizia alla Camera riesce a “svuotare” il testo dell’Idv che mira a reintrodurre il reato. E scatena l’ira di Antonio Di Pietro e del Partito democratico, che si ritrovano insieme sulle barricate (fatto inconsueto ai tempi di Monti), in nome della giustizia. Anche perché non c’è solo il falso in bilancio: pure sulla corruzione il Pdl sta facendo ostruzionismo, denunciano all’unisono.
Insomma, neanche il governo tecnico sembra riuscire a sedare gli animi politici, quando si apre il capitolo giustizia: la diversità di vedute tra i partiti emerge in tutta la sua asprezza, la maggioranza si sfalda e basta una scintilla a far divampare lo scontro.

L’ostruzionismo pidiellino – Il martedì di fuoco per la giustizia alla Camera inizia nella mattinata. All’esame della commissione c’è il ddl anti-corruzione. Ma i lavori vanno a rilento (in due ore si vota solo un subemendamento), a causa degli interventi fiume in cui si producono i deputati del Pdl. L’intenzione è chiara, secondo Di Pietro: “un ostruzionismo sciocco e becero”. Il Pd, con Donatella Ferranti, sostiene che i pidiellini vogliono fare in modo che arrivi in Aula il testo, presentato in origine da Angelino Alfano, senza le modifiche concordate con il governo, che inaspriscono le pene. Mentre il Pdl contrattacca affermando a più voci che gli altri partiti vogliono mettere in atto un “assalto neo-giustizialista”.
“Sono sempre più preoccupata” che non si riesca a condurre in porto il provvedimento sulla corruzione, scuote la testa la presidente della commissione, Giulia Bongiorno.

L’emendamento della discordia – Ma il peggio deve ancora venire. Perché si scatena un vero e proprio putiferio, quando sempre martedì 15 dopo pranzo in commissione si iniziano a votare gli emendamenti alla proposta di legge a firma Di Pietro-Palomba (attesa in Aula a fine maggio) che l’Idv ha presentato per reintrodurre il reato di falso in bilancio, con pene severe.
Il sottosegretario Salvatore Mazzamuto, che sostituisce il ministro Severino, dà infatti parere favorevole a una modifica chiesta da Manlio Contento (Pdl), che cancella tutto l’articolo 1 del testo Di Pietro-Palomba e ‘svuota’ così il cuore stesso della proposta Idv. L’emendamento Pdl prevede infatti che restino tutte intatte le norme attuali, nella formulazione varata nel 2002 dal governo Berlusconi, e aumenti solo la pena massima, da due a tre anni (con il passaggio da contravvenzione a delitto).
Grazie al parere favorevole del governo, la modifica proposta dal Pdl passa con 12 sì contro 10 no. Ma subito dopo il voto inizia la bagarre. O la “commedia degli equivoci”, come la definisce Osvaldo Napoli (Pdl).
Mentre già Di Pietro si scaglia contro il sottosegretario (“Il governo ci preso in giro, è peggio del governo Berlusconi!”, gli urla all’uscita dalla commissione), tre deputati dichiarano infatti di essere stati tratti in errore dal parere espresso da Mazzamuto: Lorenzo Ria (Udc) e Angela Napoli (Fli) dicono di aver votato sì e la radicale Rita Bernardini di essersi astenuta, perché non si erano accorti che la norma avrebbe sostanzialmente cancellato il testo Idv.
Idv e Pd in una accesa conferenza stampa chiedono allora al governo di chiarire quanto successo e annunciano “battaglia in Aula”. Ferranti propone (ma non sembrano esserci margini) di annullare la votazione. Andrea Orlando annuncia che il Pd presenterà “emendamenti per ripristinare il testo”. E Di Pietro arriva a ventilare il sospetto di una “talpa” nell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia, che nel formulare il parere favorevole all'emendamento Contento, avrebbe teso una “trappola”, a tutto vantaggio del Pdl.

“Gigantesco equivoco” – Il sottosegretario Mazzamuto, da parte sua, spiega di essersi limitato a leggere il parere che gli uffici hanno preparato e parla di un “gigantesco equivoco”. E in un'intervista a Repubblica ribadisce: "La colpa non è mia" ( GUARDA LA RASSEGNA STAMPA ). Ma la situazione è talmente incandescente, che il ministro Severino fa subito sentire la sua voce da New York, dove si trova. E chiarisce che lei stessa si è dichiarata favorevole all’emendamento Pdl, ma “limitatamente all’aumento della pena”, non per la parte che cancella la norma cardine del testo Idv. “Se errore c’è stato – aggiunge - si porrà rimedio in Aula”.

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Ma la precisazione della Guardasigilli non va giù al Pdl, che incassata la vittoria non ci pensa proprio a mollare la presa. La “sconfessione” del sottosegretario da parte del ministro è “inaccettabile”, dichiara il capogruppo pidiellino Fabrizio Cicchitto. E rende così chiaro che per i berlusconiani l’emendamento Contento non si tocca. Punto.