Riforme. Dalla legge elettorale alla riduzione del numero di parlamentari, fino alla forma di democrazia parlamentare. In questi mesi, segnati dalla crisi, Giorgio Napolitano è tornato spesso a chiedere interventi per modernizzare lo Stato: riforme, appunto, per portare l'Italia fuori dal pantano economico. E di riforme ha parlato sabato 12 maggio al Quirinale con Mario Monti. Per fare il punto.
Il Capo dello Stato ha accolto il premier. Ha voluto conoscere la tempistica dei lavori in Parlamento, opere di “architettura istituzionale” rese ancor più necessarie dalla crescente ondata di anti-politica a cui va data una risposta.

All'incontro erano presenti il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, ed il ministro per la Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi. Il primo ha commentato così il weekend di lavoro su Twitter: “Al lavoro di sabato e domenica. Deve servire a qualcosa. Lo spero. La voglia di fare per l'Italia c'è ancora tutta”.
Patroni Griffi invece è titolare della delega alle riforme ed incaricato dall'esecutivo per seguire in commissione Affari costituzionali al Senato l'iter del testo unificato di riforma costituzionale. Un provvedimento al quale il Colle e lo stesso governo guardano con particolare attenzione e che, con le competenze che gli sono proprie, sostengono.
Deve essere, infatti, il Parlamento a realizzare il percorso di riforme. Cosa a cui Palazzo Chigi e Quirinale sono più che attenti. Il Colle osserva, spesso invita ad impegnarsi, ma certo non entra nel merito di questioni che restano di prerogativa parlamentare. Le “moral suasion” di Napolitano sono volte a scuotere, a spingere all'azione. Pari modo l'esecutivo vigila più da vicino ma non può e non desidera ergersi ad arbitro del contendere tra i partiti.

Napolitano avrebbe poi chiesto informazioni anche sull'evoluzione del dibattito sulla legge elettorale, stravolto dall'ultima tornate elettorale alle amministrative. Monti ha illustrato le proposte in campo avanzate dai partiti, spiegando che sono al lavoro.
Ma sono i tempi delle riforme a rappresentare la maggiore preoccupazione ed il cruccio del Capo dello Stato. Il percorso di riforme è lungo e complesso. E proprio per questo va iniziato rapidamente.