Cita il motto dell'Ordine della giarrettiera, "Honni soit qui mal y pense" (Sia maledetto chi ne pensa male) e si difende, attaccando, dal suo blog: "Mafioso mi mancava - scrive Beppe Grillo -. Avanti, sparate le ultime cartucce". Domenica 29 aprile il fondatore del Movimento Cinque Stelle, durante un comizio a Palermo, aveva detto che "la mafia non ha mai strangolato i suoi clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un'altra mafia che strangola la sua vittima". Parole pronunciate in una piazza del capoluogo siciliano che oggi, lunedì 30 aprile, ricorda Pio La Torre e il suo collaboratore Rosario Di Salvo a 30 anni dal loro assassinio per mano di Cosa nostra.

Travolto dalle polemiche, accusato dai parenti delle vittime di Cosa Nostra di avere offeso la memoria dei loro cari, Grillo prova a spiegare il senso delle sue parole: "La mafia - dice - ha tutto l'interesse a mantenere in vita le sue vittime. Le sfrutta, le umilia, le spreme, ma le uccide solo se è necessario per ribadire il suo dominio nel territorio. Senza vittime, senza pizzo e senza corruzione come farebbe infatti a prosperare?". Poi torna a prendere di mira la finanza internazionale, "che non si fa di questi problemi. Le sue vittime, gli Stati, possono deperire e anche morire. Gli imprenditori possono suicidarsi, come in Grecia e in Italia. Spolpato uno Stato si spostano nel successivo". Lunedì 30 aprile a Palermo per un'iniziativa elettorale, il segretario del Pd Pierluigi Bersani invita Grillo a ripetere il suo adagio "davanti agli amministratori del Sud, uomini e spesso donne, che vivono sotto la minaccia della mafia e della camorra". Il segretario dei democratici parla mentre si trova nel centro Padre nostro del quartiere Brancaccio, fondato da don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia nel '93. "Sono rimasto scosso e allibito dalle parole di Grillo, gli avevo già sentito sdoganare gli evasori fiscali - aggiunge Bersani - criticando la Guardia di finanza perché fa i blitz. Ma si fa veramente fatica a sentir dire che la mafia non strangola, glielo vada a dire a Maria Lanzetta che abita con i figli sopra la farmacia che le hanno bruciato".

Da comico a comico, ma senza nessuna voglia di scherzare, Rosario Fiorello non le manda a dire: "Grillo non sa niente di mafia, ha detto una grande cazzata", ha spiegato nel corso della sua rassegna stampa postata su YouTube. "Che si vada a vedere un po' tutti i pilastri delle autostrade in Sicilia... Grillo te posso di' 'na cosa? Ma vattela a piglia 'nder pizzo". E Pina Maisano, la vedova di Libero Grassi - l'imprenditore ucciso nel '91 a Palermo perché si rifiutò di pagare il pizzo, ricorda a Grillo il sacrificio del marito. "Inizialmente - spiega - provavo una certa simpatia per il comico genovese. Adesso mi sembra solo un populista che cerca di cavalcare l'avversione della gente verso i partiti". Pina Maisano, che è stata anche senatrice dei Verdi, contesta l'antipolitica di Grillo: "La politica è la cura della Polis, qualcosa di nobile. Se la mafia uccide le persone, la corruzione e la cattiva politica uccidono il Paese".

Se per il Pd locale le parole di Grillo sono "uno sfregio alla Sicilia", per Angela Ogliastro, sorella di Serafino, poliziotto ucciso nel '91 a Palermo con il metodo della "lupara bianca", sono "un insulto al lavoro svolto dai magistrati e dalle forze dell'ordine. Io e i miei genitori non abbiamo nemmeno il corpo di Serafino da potere piangere". Dure anche le parole di commento di Giovanni Impastato, fratello di Peppino,  ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978. “Non capisce niente di mafia e non sa quello che dice. Da attore consumato pensa di farci le lezioni di moralità ma credo sia opportuno che stia zitto” dice a SkyTG24.
Lapidario infine Pier Ferdinando Casini che liquida in poche parole l'uscita del comico genovese: "Per me Grillo può dire quello che vuole".