A poco più di una settimana dalle amministrative, la maggioranza chiede al governo una correzione di rotta. In una risoluzione comune al Def, Pdl, Pd e Terzo Polo pressano perché il premier Mario Monti punti i fari sulla crescita e su sgravi fiscali con le risorse provenienti dalla lotta all'evasione e dai risparmi della spending review. Il documento, approvato il 26 aprile da Camera e Senato, è più che un'indicazione al premier visto che, avverte il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto, "il decollo di una nuova fase della politica economica del governo è anche una delle condizioni per la sua durata". Se il premier Mario Monti, impegnato a Bruxelles, avrà avuto altro da pensare rispetto al sondaggio Ipr, che dà la fiducia a lui e al governo in caduta, agli umori degli elettori guardano eccome i partiti in vista delle amministrative. E così, dopo un dibattito non scontato dentro la maggioranza e tra le forze politiche ed esecutivo, 'Abc' sostengono nella risoluzione, senza tanti giri di parole che "la priorità dell'azione di governo, non può essere, da questo momento in avanti, che la crescita dell'economia nazionale, da perseguire con assoluta determinazione sia a livello interno che dell'Ue".

Alla fine si è deciso di sorvolare sull'indicazione precisa di 8-9 miliardi da devolvere alla crescita ma l'orientamento, chiesto dalla maggioranza, è che per lo sviluppo vada valutata "la possibilità di utilizzare le risorse, eccedenti rispetto all'obiettivo del pareggio del bilancio". Pareggio che, secondo 'Abc' e come ha rassicurato finora il governo, va raggiunto senza manovre aggiuntive ma anche "con un piano straordinario di dismissioni del patrimonio pubblico". Basta sacrifici, invoca la maggioranza, ma anzi un cambio di passo che, dalle risorse dell'evasione e della spending review, porti alla riduzione delle tasse sui "redditi da lavoro e da impresa". In sostanza, un "nuovo patto tra fisco e contribuenti" che eviti il circolo vizioso rigore-recessione in un'azione mirata alla crescita. E l'impegno, oltre che sul piano interno, incalzano i partiti, va portato avanti anche sul piano europeo, promuovendo l'emissione di project bond e eurobond e chiedendo una maggiore integrazione che sbocchi negli Stati Uniti d'Europa perché, osserva il democratico Francesco Boccia, "a Monti sta l'onere di guidare questo processo, sapendo che in Europa non si prendono ordini da nessuno".

Si vedrà se le richieste, poste nella risoluzione di maggioranza, saranno accolte in tutto o in parte dal governo che finora, ad esempio sul 'tesoretto' dei proventi alla lotta all'evasione, ha nicchiato. Ma certo sembra che i partiti, soprattutto il Pdl, non abbiamo intenzione di scherzare. "Serve un'azione più incisiva sullo sviluppo", chiede il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri che sul ddl lavoro arriva a minacciare il no in assenza di cambiamenti. Pd e Terzo Polo preferiscono dar fiducia all'esecutivo, ricordando, come fa il leader Udc Pier Ferdinando Casini, che "in Europa il vagone della crescita è partito e Monti sta lavorando molto bene" tra i partner dell'Unione. E l'intesa Roma-Berlino per virare sulla crescita fa ben sperare il Pd, che ora punta sulla vittoria di Francois Hollande nella corsa all'Eliseo. "Alcune delle soluzioni proposte da noi - osserva Pier Luigi Bersani - sono migliori di quelle adottate dal governo ma non si può dimenticare il peso di cui Monti si è caricato dopo 8 anni di governo disastroso".