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di Nicola Bruno

Proprio mentre il Senato statunitense fa marcia indietro sui disegni di legge SOPA e PIPA (che tanto clamore hanno suscitato nei giorni scorsi), alla Camera dei Deputati arriva un provvedimento anti-pirateria che è stato già ribattezzato nuova “legge bavaglio” e “SOPA all’italiana”. Come il pacchetto di legge statunitense, infatti, anche la proposta italiana prova a introdurre l’obbligo per chi offre servizi web di rimuovere contenuti considerati illegali su semplice segnalazione di chi detiene i diritti d’autore (e senza passare quindi da un giudice). Simili tentativi sono stati già fatti in passato in Italia - con il decreto D’Alia e quello Barbareschi, ad esempio - senza mai però riuscire ad andare in porto.

L’EMENDAMENTO FAVA - Il dibattito si è riaperto lo scorso giovedì, quando la Commissione Politiche dell’Unione Europea ha approvato un emendamento (qui il testo pdf) dell’onorevole Gianni Fava (Lega Nord) alla Legge comunitaria 2011 che obbliga i fornitori di servizi web a rimuovere contenuti illegali non solo su comunicazione delle autorità competenti (come previsto dalla attuale normativa), ma anche dei “soggetti interessati” (e cioè di chi possiede i diritti d’autore). L’emendamento precisa inoltre che i fornitori di hosting (come ad esempio Facebook, YouTube, ma anche il proprietario di un piccolo sito) siano obbligati a rimuovere i contenuti “anche in relazione ad attività o a informazioni illecite precedentemente memorizzate dal prestatore a richiesta dello stesso o di altri destinatari del servizio". Ad esempio, su segnalazione di una casa discografica, YouTube si troverebbe a dover rimuovere non solo il videoclip di Lady Gaga condiviso illegalmente dall’utente X, ma anche tutti gli altri video della cantante caricati dagli altri utenti. Si dovrebbe quindi dotare di sistemi di controllo preventivi, che secondo alcuni esperti comporterebbero una sorta di censura a priori e potrebbe limitare la condivisione di risorse online.

IL PRECEDENTE - Già lo scorso 14 luglio l'onorevole Fava aveva presentato un disegno di legge (non ancora discusso in aula) in cui si propone di responsabilizzare di più i siti web che vendono prodotti contraffatti (una battaglia su cui il Senatore è da sempre molto impegnato). In quell'occasione Fava ha spiegato che bisogna "tutelare al contempo la sicurezza e la libertà di scelta degli utenti e degli operatori professionali della rete web e i diritti che sono più esposti alle violazioni commesse a mezzo della rete, e in primis quelli di proprietà industriale e intellettuale".

FLI CONTRO
- La Legge comunitaria 2011 arriverà in discussione alla Camera lunedì 23 gennaio e dovrà essere approvata entro il 31 marzo 2012. E’ facile prevedere che l’emendamento in questione andrà incontro a una dura battaglia. Libertiamo, l’associazione fondata da Benedetto Dalla Vedova (deputato di Futuro e Libertà), è già scesa in campo: “Copiamo l’America nelle cose sbagliate - scrive sul sito dell’associazione Piercamillo Falasca - ad esempio la tentazione di imbrigliare la Rete con norme e vincoli eccessivi, caricando sulle spalle degli operatori Internet responsabilità e compiti che non sono loro, che tecnicamente non possono svolgere (...) Di fatto, è censura. (...). Imporre ai prestatore di servizi di hosting di rimuovere o disabilitare l’accesso a informazioni segnalate da qualunque soggetto interessato rischia di portare alla rimozione forzosa anche di contenuti leciti, mettendo uno strumento improprio nelle mani dei titolari di diritti d’autore”. Propone addirittura di dar vita ad un movimento anti-Fava Il Futurista, progetto editoriale di Futuro e Libertà: “E’il momento di mobilitarci, come è avvenuto contro le due proposte americane, SOPA e PIPA. E bisogna farlo con ancor più forza perché il crimine, l'assassinio doloso del web, avviene sotto i nostri occhi in una atmosfera ovattata e silente. In un paese dominato dal disincanto, abituato a fare spallucce. Stavolta no. Stavolta mobilitiamoci per un movimento anti-Fava. Per gridare tutto il nostro amore verso la libertà”.

IL PARERE DELL’ESPERTA - Elvira Berlingieri, giurista esperta di diritto delle nuove tecnologie, riconosce che questo emendamento prova a colmare un vuoto legislativo, per cui “al momento i detentori di diritto d’autore devono fare i conti con una giustizia lenta: per disporre la rimozione di un contenuto online bisogna passare attraverso un processo che in media dura anche sette anni: un tempo infinito per chi opera nel mondo veloce delle nuove tecnologie. Ma non è andando contro gli stessi principi giuridici che si può risolvere questo problema. Anche negli Stati Uniti (il paese che esporta molte di queste tecnologie, con i problemi annessi) non hanno trovato una soluzione. Mancano ancora gli strumenti (sia tecnologici che giuridici) che possano garantire l’efficacia della tutela del diritto d’autore senza intralciare i processi democratici”.
Secondo la giurista, infatti, "non si può sottrarre al giudice il monopolio della giustizia, trasferendolo nelle mani dei diretti interessati: sia perché la rimozione di un contenuto senza passare da un giudice comporterebbe l’inquinamento della prova, ma anche perché in questo modo si fa a pezzi il principio garantista per cui vale il principio di non colpevolezza fino a condanna da parte di un’autorità”.