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Il governo di Silvio Berlusconi ha ottenuto la fiducia della Camera con 316 voti in favore, 301 contrari su 617 presenti. Ha dunque raggiunto la maggioranza assoluta. Un passaggio obbligatorio dopo il passo falso sul rendiconto finanziario.  Dopo il voto di fiducia, il Consiglio dei ministri ha nominato viceministri Aurelio Misiti e Catia Polidori. Giuseppe Galati dei Cristiano Popolari invece è diventato sottosegretario all'Istruzione e il senatore del  Pdl, Guido Viceconte, invece sottosegretaro all'Interno.

"Questo governo morirà di fiducia", ha commentato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani dopo il voto. "Il governo Berlusconi è pienamente legittimato a governare perché oggi ha ottenuto due voti in più. Tuttavia se non apre gli occhi più che governare continuerà a galleggiare".ha detto invece Gianfranco Fini, parlando alla prima festa del Fli di Latina.

Il numero legale - Dopo ore di frenesia e dubbi sul raggiungimento sia della maggioranza assoluta che del numero legale, alla fine della prima chiama si era già avuta la certezza che si era arrivati alla soglia che rende valido il voto. Il vice presidente della Camera Maurizio Lupi aveva infatti reso noto che i sì erano stati 315 e 7  i no. Polemiche sui radicali che sono entrati in Aula, nonostante la scelta delle opposizioni di disertare il voto, scatenando l'ira delle opposizioni.
Poco prima Berlusconi aveva assicurato: "Anche questo agguato fallirà". Parole di ottimismo dopo quelle più incerte pronunciate precedentemente. Lasciando l'Aula a chi gli chiedeva un pronostico sul raggiungimento della maggioranza aveva detto: "Non lo so. L'importante è che vinciamo sulla sinistra che ha inscenato questa farsa delle assenze" (IL VIDEO).

Clima teso prima del voto - Santo Versace, che ha già lasciato il Pdl, non ha partecipato al voto, così come l'ex sindaco di Padova Giustina Mistrello Destro. Ad astenersi anche Fabio Gava, deputato considerato vicino a Claudio Scajola. "Potrebbero esserci sorprese", aveva detto prima del voto Pippo Gianni, deputato dei Responsabili, confermando il clima di incertezza. Mentre il suo collega Luciano Sardelli, deputato dei Responsabili, non ha votato la fiducia (GUARDA IL VIDEO) e ha aggiunto: "Il premier non ha i numeri. Gli ho suggerito di andare al Colle inaugurando così una nuova fase".

Entrano i radicali, l'ira del Pd - Contrariamente al resto dell'opposizione, i Radicali hanno partecipato al voto, contribuendo così al raggiungimento del numero legale, anche se, come hanno precisato, non sarebbero stati determinanti. Tra tre dei cinque radicali e alcuni deputati del Pd ci sono stati momenti di tensione. Dalle tribune si è assistito a un duro battibecco tra Maria Antonietta Coscioni, Maurizio Turco e Marco Beltrandi e, per il Pd, Giovanna Melandri e Rosa Calipari. I toni si sono alzati parecchio fino a quando Rolando Nannicini ha chiesto di smetterla.
"Il governo non c'è più: non ha una maggioranza politica, ma solo numerica ed è dovuta al fatto che i radicali hanno cercato la loro visibilità", ha detto il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: "I Radicali - ha aggiunto - dimenticano che ci sono momenti topici in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Li rispetto ma non condivido il loro comportamento".

Napolitano: "La verifica andava fatta" - Dopo la bocciatura da parte della
Camera del rendiconto dello Stato non vi era "un obbligo giuridico di dimissioni" del governo, ha poi precisato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella sua lettera ai capigruppo alla Camera di Pdl, Lega e Popolo e Territorio, diffusa dopo il voto. Ma "per superare l'inconveniente", ha detto Napolitano, era necessario "il chiarimento politico".
Il ricorso alla fiducia, però, secondo a Napolitano, "non dovrebbe eccedere limiti oltre i quali si verificherebbe una inaccettabile compressione delle prerogative delle Camere". Dopo il Consiglio dei ministri Berlusconi è salito al Colle per un incontro col Capo dello Stato.

Gli interventi in aula - Sal momento che i partiti dell'opposizione non hanno partecipato al dibattito, a intervenire sono stati soltanto i capigruppo della maggioranza. "Qui non c'è nessun baratto del voto. Se c'è, sta da qualche altra parte. Da parte nostra c'è solo senso di responsabilità e le indicazioni di posizioni politiche comuni a fronte dell'inconcludenza dell'opposizione", ha detto Silvano Moffa. Ha chiuso gli interventi Fabrizio Cicchitto, secondo cui "non esiste un governo di transizione, fondato su un'intesa tra il Pdl, il Pd e le altre forze politiche, perché ci sono differenze profonde sia dal punto di vista politico sia programmatico".

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