Silvio Berlusconi attacca i contestatori "comunisti" durante un comizio a Cinisello Balsamo nel 2009: "Mi fate pena"
Breve rassegna della battaglia del Cavaliere contro i 'compagni' nostrani. Da quando a 12 anni si scontrò con loro, fino a Pisapia. Passando per i 'comunisti' in cachemire e le 'toghe rosse'. Senza dimenticare i cinesi di Mao, che "bollivano i bambini"
“Grazie, presidente, per averci salvato dal comunismo!”. Quando la giovane deputata del Pdl Annagrazia Calabria, classe 1982, dal palco della festa Atreju pronuncia queste parole, è il 9 settembre 2011 e Silvio Berlusconi è seduto alle sue spalle e sorride compiaciuto. Perché fin dal tempo della discesa in campo, il leader del Pdl racconta di aver deciso di impegnarsi in politica per contrastare il “grande pericolo” che “l’ideologia più disumana e criminale della storia potesse prevalere in Italia”. Pericolo scampato? Forse. O forse no. Perché il Cavaliere avrà pure “salvato il Paese dal comunismo”, come lui stesso mena vanto nei comizi elettorali, ma i “comunisti” no, quelli restano.
“Comunista” la sinistra, “comunisti” i giornali e pure i giudici, le famigerate “toghe rosse”. Contro di loro, la 'crociata' di Berlusconi non ha mai avuto fine. Anche grazie (le cronache degli ultimi giorni ne sono la prova), al supporto delle 'truppe' pidielline. A partire dai militanti, che su ‘Spazio azzurro’, la loro bacheca on-line, non fanno passare giorno senza scagliarsi contro i presunti eredi di Lenin e Stalin.
Ma si è spinta oltre la parlamentare Gabriella Carlucci, già assurta agli onori della cronaca lo scorso febbraio per aver proposto una commissione d'inchiesta sulla faziosità 'comunista' di certi libri di scuola. Ebbene, negli ultimi giorni Carlucci ha fatto molto parlare di sè per aver attaccato la cantante Madonna, rea di aver criticato Berlusconi, così: “Evidentemente Madonna ha un ufficio stampa comunista...”.
Mentre il quotidiano Libero la scorsa primavera, dopo la sconfitta del centrodestra alle amministrative per opera di Pisapia e De Magistris, sentenziava: “Ora godetevi i comunisti. Nessuno sarà costretto a trangugiare cetriolini Spreewald. Per liberarci della sinistra Umberto Bossi non marcerà su Milano né con i tank né con una Grand Cherokee. Però, alla fine della fiera, vuoi vedere che Silvio aveva ragione?".
E già. Perché il Cavaliere lo ribadisce più volte: “Combatto il comunismo come Churchill combattè il nazismo”. Una crociata, racconta, di vecchia data. “Già a 12 anni andavo ad attaccare i manifesti della Dc contro il Pci – ricorda - Una volta ne stavo attaccando uno quando la scala fu scossa violentemente: c’erano sei-sette ragazzi della fazione opposta che iniziarono a strattonarmi. Io sono sempre stato velocista e riuscii a scappare. Ma da allora ho avuto le idee chiare”.
Attenzione. Non c'è odio verso i ‘compagni’. “Non ho mai odiato nessuno, figuratevi se odio i comunisti. Casomai di loro non mi fido o li temo”, dichiara nel novembre ’93, quando, da imprenditore, ancora nega l’intenzione di imbarcarsi in un’avventura politica.
Piuttosto, per spiegare la sua battaglia contro i ‘rossi’, nel ’98 Berlusconi sbandiera per la prima volta un volume firmato da alcuni storici francesi: “Il libro nero del comunismo”. Un libello sui misfatti di Stalin e compagni, che ancora nel 2010 il premier vorrebbe distribuire in una campagna di comunicazione del Pdl, insieme al “dvd del film ‘Le urla del silenzio’, sulla Cambogia comunista”. Ma per cominciare, in quel ’98 ne fa stampare cinquemila copie e le regala a Verona alla conferenza programmatica di Alleanza nazionale. Ma quelli non dicono neanche grazie: “Nell’Italia di oggi non c’è più comunismo”, afferma improvvido Gianfranco Fini, quello stesso Fini che 12 anni dopo accuserà il Cavaliere di averlo “messo alla porta”, fuori dal Pdl, come nella “tradizione del peggior stalinismo”.
E non si può immaginare accusa peggiore per chi ha in più occasioni, nei 17 anni della sua vita politica, tratteggiato le nefandezze degli epigoni dell’ideologia bolscevica. A costo di incidenti diplomatici. “Mi si accusa di aver detto che i comunisti mangiano i bambini – racconta a un convegno nel 2000 – ma se volete posso dimostrare che hanno realmente mangiato i bambini e fatto anche peggio”. Poi, nel 2001, una parziale correzione: “Non li mangiavano i bambini, li fucilavano”. E nel 2006, una dichiarazione che fa imbufalire Pechino: “Nella Cina di Mao li bollivano per concimare i campi”. Quanto all’Italia, “i comunisti non mangiano più i bambini – dice in campagna elettorale il Cavaliere - Mangiano e basta”.
Ma chi sono i comunisti italiani? La sinistra e certi giornalisti di sinistra, certamente. Ma anche quei “pm comunisti e giudici comunisti” che sono “la vera anomalia italiana”. Delle loro "aggressioni" giudiziarie ai suoi danni, spiega il Cavaliere, la sinistra si avvale per farlo “fuori fisicamente”.
E così la strategia ‘anticomunista’, negli anni, non cambia. Anche perché il ‘nemico’ è sempre lì. Gli esponenti della sinistra italiana “sono e restano comunisti”, va ripetendo il premier, “anche se si mettono il cachemire", come Massimo D’Alema. “Siete oggi come sempre dei poveri comunisti. Mi fate pena e disgusto”, tuona Berlusconi irato contro alcuni contestatori, nel 2009. Mentre nel 1998 non nasconde la sua delusione quando l’allora ex alleato Umberto Bossi, passato con il centrosinistra, si presta a “lavorare per i comunisti e fare da ‘quinta colonna’ della sinistra, da infiltrato tra i moderati”.
Al contrario, sulle convinzioni di un ‘compagno’ autentico, come Fausto Bertinotti, il Cavaliere riesce anche a scherzare. Come quando (anno ’97) esibisce un orologio marcato ‘Cccp’, “di quando c’era ancora l’Urss”. Vuole farne dono, spiega, al leader del Prc. Ma il 'compagno' Fausto declina l’offerta: “Io l’orologio ce l’ho già. Ed è americano”.
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