Bersani: "La macchina del fango non ci intimorisce"
27 luglio 2011
Dopo l'inchiesta su Penati la questione morale torna ad agitare il centrosinistra. Per il Corriere della Sera nel Pd "manca ogni accenno autocritico" e il Giornale attacca i Democratici: "Diversamente ladri". Il segretario del partito annuncia querele
La questione morale continua ad agitare il Partito Democratico. Pier Luigi Bersani dopo aver invocato con una lettera al Corriere una legge sui partiti e l'approvazione del dl corruzione, finisce nel mirino dei commentatori politici e mercoledì 27 luglio risponde agli attacchi dei giornali: "Lo dico alle macchine del fango che iniziano a girare: se sperano di intimorirci si sbagliano di grosso". "Le critiche le accettiamo - sottolinea Bersani - le aggressioni no, le calunnie no, il fango no. Da oggi iniziano a partire le querele e le richieste di danni. Sto facendo studiare la possibilità di fare una class action da parte di tutti gli iscritti al Pd", con riferimento in particolare al Giornale. E proprio sulla questione morale SkyTG24 chiede l'opinione dei telespettatori e degli utenti del sito: "Inchieste e questione morale, Bersani: in azione la macchina del fango contro il Pd. Sei d'accordo?" questa la domanda del giorno.
Il Giornale: "Pd, diversamente ladri" - Il quotidiano della famiglia Berlusconi infatti alla lettera del segretario del Pd dedica il titolo di apertura in prima pagina: "Bersani mente al Corriere. Pd, diversamente ladri". Per Vittorio Feltri quelle pubblicate nella lettera sono solo "banalità". "Non è vero - scrive il quotidiano vicino al centrodestra - che il Pd invita chi, dei suoi, è indagato a 'farsi da parte per non porre imbarazzo al partito'. Tedesco inquisito è stato addirittura promosso a senatore. E allora come la mettiamo con la diversità politica (non più genetica) rivendicata orgogliosamente dal segretario? Diversità un corno, a meno che, con uno strappo alla semantica, per diversità non s'intenda furbizia".
"Quel che Bersani non ha scritto" - A criticare Bersani anche il Corriere della Sera, che con un editoriale in prima pagina punta il dito su "Quel che Bersani non ha scritto". Per Antonio Polito, che firma l'articolo, il numero uno del Pd "si ferma ben al di qua di ciò che servirebbe per restituire al partito l'onore politico compromesso dai casi Penati, Pronzato e Tedesco". Per il quotidiano di via Solferino "manca ogni accenno autocritico. Che ci vuole ad ammettere, per esempio, che un dirigente del Pd nel consiglio di amministrazione dell'Enac non doveva proprio starci? Non è così che si separa 'la politica dalla gestione', come il Pd spesso auspica?". Polito conclude il suo ragionamento con un distinguo: "Moralizzare davvero - spiega - vuol dire espellere la politica dalla gestione degli affari e dell’economia. Fare del moralismo è invece lisciare il pelo ai pasdaran dell’antipolitica, come il Pd ha fin qui spesso fatto nella speranza - ha scritto Marco Follini - di 'esserne risparmiato in ragione di un minor vizio: soluzione ingenua senza essere del tutto innocente'. Il trucchetto, come si vede in questi giorni, non funziona più. Non resta che fare sul serio".
"Il doppio incarico è una cosa inopportuna" - "Non dovrebbe essere troppo disagevole considerare quali siano le persone che davvero ho motivato e promosso in lunghi anni di vita amministrativa. Ho la presunzione di credere che verrebbe riconosciuto che si tratta di gente in gamba e di gente sicuramente perbene". A scrivere è sempre Pier Luigi Bersani, questa volta in una lettera al Fatto Quotidiano in cui affronta il caso Penati. "Il ministro delle Attività produttive conosce tutti i principali imprenditori italiani. Li conosce, non li sceglie", spiega Bersani. "Gavio, segnalandomi la preoccupazione per un contenzioso aperto con la Provincia di Milano, mi disse di non conoscere il presidente appena insediato e mi chiese di favorire un incontro con Penati. Cos feci, via telefono". "Nell'evocare questo episodio si intende forse alludere a una combine poco chiara o addirittura a illeciti che mi coinvolgerebbero?", chiede Bersani. "Se è così, e lo dico in tutte le direzioni, si illustri chiaro e tondo qual è la tesi e si abbia il coraggio di affrontare una sonora querela". Il leader democratico chiede di mettere la vicenda Pronzato "nelle giuste dimensioni". "Ho saputo dai giornali che Pronzato era un mio uomo. Non è mai stato mio consigliere alle Attività produttive", scrive Bersani. "Lo trovai 11 anni fa al ministero dei Trasporti come consigliere ministeriale, lo confermai assieme agli altri consiglieri per il solo anno in cui fui ministro. Divenne consigliere Enac parecchi anni dopo". "Quella del doppio incarico è una cosa inopportuna", aggiunge. "Non nego dunque di aver ricavato insegnamenti dalla vicenda, ma vorrei che fosse messa nelle giuste dimensioni". "Il guaio è il rapporto tra politica e affari" - Alla lettera sul Fatto Quotidianorisponde Marco Travaglio che a proposito delle riforme invocate da Bersani scrive: "Siccome Lei è stato due volte ministro nei sette anni dei governi di centrosinistra, quando mai ne avete prodotta una? Io ricordo solo controriforme - scrive il vicedirettore del Fatto - che hanno agevolato la corruzione e garantito l'impunità per corrotti e corruttori".
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