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(in fondo al pezzo i video sulle Amministrative di Milano)


Quello di Milano è "un voto anomalo perché pensare che la città vada in mano agli estremisti non è mai successo". Sono le parole del viceministro Roberto Castelli, nella prima conferenza stampa post-voto della Lega, tenuta nella sede di via Bellerio insieme a Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione. "Su questo i milanesi dovranno fare una valutazione. Andare al ballottaggio non vuol dire avere perso”, hanno aggiunto i due membri del governo a commento dell’esito delle amministrative a Milano, che vedono Giuliano Pisapia prevalere su Letizia Moratti.

E se il disappunto per il risultato di Milano c’è – per altro secondo la Lega a causa delle scelte e della coalizione con il Pdl - il partito di Umberto Bossi si dice contento, invece, per il voto nel resto "della Padania", dove la Lega correva da sola. "Avevamo 36 amministrazioni uscenti, ora ne abbiamo 46, senza contare ancora i ballottaggi". Per la Lega, insomma, è un trend positivo, dicono Castelli e Calderoli. Anche se "non ci nascondiamo la questione di Milano".

Nelle stanze di via Bellerio, dunque, l’analisi che circola è questa: se il Carroccio deve incassare lo smacco di Milano, è proprio a causa delle scelte di Silvio Berlusconi e dei suoi. Resta in silenzio Umberto Bossi. Ma dalla stanza della sede milanese della Lega dove è chiuso per l'attesa dei risultati, trapela la sua sorpresa e anche la rabbia per i numeri incassati dalla coalizione di centrodestra. Anche perché a Milano il Carroccio registra un -3% rispetto alle politiche del 2008, ma deve soprattutto digerire un inatteso ballottaggio con una candidata, Letizia Moratti, che fino all'ultimo si era chiesto a Berlusconi di cambiare. Mentre altrove nel Nord i primi dati, dicono dalla sede dei lumbard, consegnano a Bossi un rafforzamento delle sue liste. Con buoni risultati anche in alcune città dove si è scelto di andare soli.