Fini, Berlusconi e il Pdl. LE FOTO
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"Non si può rientrare in un partito che non c'è più". Gianfranco Fini taglia corto sul tormentone politico dell'estate e ricostruisce tutti gli episodi che, a suo dire, hanno portato alla fine del Pdl. E a chi si chiede quale sarà la prossima mossa di Futuro e Libertà per l'Italia il presidente della Camera risponde: "Niente ribaltoni ma un patto per arrivare alla fine della legislatura".
Dal processo breve al federalismo fiscale, l'atteso intervento di Gianfranco Fini a Mirabello è un discorso programmatico che tocca e approfondisce proprio i 5 temi su cui il Governo chiederà la fiducia. Ma è anche un intervento per chiarire gli episodi che hanno portato alla sua espulsione dal Pdl e per difendersi dalle accuse mosse da Il Giornale sulla vicenda della casa di Montecarlo. "Un atteggiamento infame", lo definisce Fini.

"L'espulsione: un atto stalinista" - "Solo nelle pagine del peggior stalinismo si può essere messi alla porta senza contraddittorio e motivazioni ridicole". Così Gianfranco Fini ha ricostruito la vicenda della sua "espulsione" dal Pdl. "Non c'è stata nessuna fuoriuscita o scissione né alcun atteggiamento demonitorio verso il Pdl, ma la mia estromissione dal partito con un atto illiberale e autoritario".

"Ghedini come il dottor Stranamore" - "Il garantismo è un principio sacrosanto, ma mai e poi mai può essere considerato una sorta di impunità permanente". Gianranco Fini ribadisce la sua idea di giustizia ma fissa dei paletti sul cosiddetto "processo breve". "Si deve lavorare per una riforma ma non è accettabile che poi si chieda la retroattivita' delle misure", ha detto Fini, sottolineando che "bisogna rovesciare l'approccio e finirla di affidare al simpatico dottor Stranamore, Ghedini, il compito di trovare una soluzione pur che sia e poi il risultato è che non si trova e il problema si incacrenisce". Il presidente della Camera ha specificato anche che "non si può pensare di far fuori Berlusconi per via giudiziaria".

"Un attacco infame" - "Quella che ho subito questa estate è stata una autentica lapidazione di tipo islamico. Infame non perché si sia rivolta a me, ma contro la mia famiglia". Fini ha stigmatizzato con forza la campagna di stampa condotta questa estate dal Giornale e da altri organi di stampa: "Si è messo in campo il metodo Boffo, ma non ci siamo fatti intimidire, siamo abituati a ben altro". Fini ha anche criticato parte dell'informazione televisiva: "i Tg, senza molta eccezioni, sembrano quasi essere fotocopie dei fogli d'ordine del Pdl".

"La Padania non esiste" - "Solo chi non conosce la storia, oltre che la geografia, può pensare che la Padania esiste. Polemiche a parte, la riforma federalista è possibile a condizione che sia nell'interesse di tutta l'Italia "Bossi è un uomo concreto e sa che il Nord ha bisogno del federalismo ma solo a condizione che sia nell'interesse generale". Per Fini inoltre bisogna discutere in seno alla commissione per l'attuazione del federalismo le modalità della riforma e in  particolare discutere di un federalismo "equo solidale e che sia  nell'interesse nazionale. Il tema e' cosi' importante che non puo'  essere limitato al simpatico rappotro tra i ministri Calderoli e Tremonti".

"Un codice etico" - Fini si è detto preoccupato per la perdita della fiducia dei cittadini nei confronti della politica: "Credo che gli italiani si siano stancati di questa perenne campagna elettorale. Discutiamo in Parlamento sull'opportinità di definire un codice etico per chi ha delle cariche pubbliche. Per definire non solo quello che è lecito, ma anche quello che è opportuno".

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