"Dopo 16 anni circa di vita comune Berlusconi e Fini sono vicini alla rottura e gli scenari possibili sono quattro, come accade per i matrimoni: divorzio rovinoso, separazione consensuale, separazione in casa o ritorno alla vita coniugale. L'ultima ipotesi prevede che schiocchi la scintilla e ritorni l'amore. Mai dire mai, ma appare assai improbabile che accada. La prima è la peggiore perché il divorzio rovinoso sarebbe la fine del Pdl, del governo e della legislatura, con l'altissimo rischio di vedere la sinistra al governo nonostante la sua incapacità di avere consensi e di governare".

Lo scrive Italo Bocchino, Vice Presidente vicario del Pdl alla Camera, sul sito di Generazione Italia, l'associazioni interna al Popolo della Libertà. "Restano - scrive Bocchino - le ipotesi di separazione, con quella consensuale certamente meno traumatica del divorzio, ma comunque letale per il Pdl. Il nuovo partito del centrodestra, infatti, si fonda sulla convergenza tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, ma anche tra Berlusconi e Fini e l'assorbimento in maggioranza degli ex colonnelli di An serve come maquillage, ma non risolve i problemi che una rottura con Fini creerebbe a Berlusconi anche in termini di consensi per quel che il presidente della Camera rappresenta nel paese e nella destra e che in tempi brevi e medi non è rimpiazzabile".

Secondo Bocchino, "resta una soluzione soltanto, la separazione in casa, che è poi una dinamica normale in ogni grande partito democratico. Vivere da separati in casa altro non è che dividersi in maggioranza e minoranza, con una veloce convocazione del congresso e regole certe per la convivenza, stabilendo con chiarezza che la minoranza non può sabotare partito e governo e che la minoranza ha diritto a veder dibattute le sue proposte nelle sedi di partito e a vedersi proporzionalmente rappresentata e tutelata negli spazi politici".

Adesso, scrive Bocchino, bisogna "costruire il grande partito democratico del centrodestra dove devono convivere sotto la leadership di Berlusconi due anime, una delle quali è la destra di Fini, attenta all'unità nazionale, alla coesione socio-economica, alla sicurezza, alla legalità, simile alle destre europee e occidentali e quindi attenta alle evoluzioni delle societa' moderne. La sfida è questa e spetta a Berlusconi accettarla - conclude - scegliendo tra la scorciatoia del partito carismatico e la strada più lunga e tortuosa, ma più fruttuosa, del grande partito plurale e democratico".

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