E' uscito oggi uno spietato commento alle notizie dell'estate: la politica italiana "un'incomprensibile opera buffa", il premier con il "quasi totale controllo dei media" e "un potere che trova eguali solo in Russia e Venezuela"
Stiamo guardando tutti il
Silvio Show. E’ questo il titolo di un
commento pubblicato oggi sul Financial Times, che porta la firma di
Alexander Stille*. Un lungo articolo che non risparmia critiche al premier e ai
giornali italiani, pubblicato proprio mentre in Italia si apprende della
causa
intentata da Silvio Berlusconi nei confronti de la
Repubblica per le dieci domande formulate il 26 giugno
scorso da Giuseppe D’Avanzo e "ripetutamente pubblicate sul quotidiano”
(
guarda il video servizio di SKY TG24).
“Le veline in Parlamento; il controverso legame di Silvio
Berlusconi, primo ministro, con una teenager di Napoli mentre subisce un
divorzio reso molto pubblico; ci sono rivelazioni su party molto vivaci con ragazze
a pagamento; le foto scattate nella villa sarda di Berlusconi che ritraggono donne
in topless e politici nudi” per il
Financial
Times possono essere visti come “la conferma che la politica italiana sia
una specie di incomprensibile opera buffa” ma permettono anche di intravedere
“qualcosa di piuttosto sconvolgente con implicazioni che si estendono oltre i
confini dell’Italia”.
Nell’editoriale si mette sotto accusa il modo in cui la
stampa italiana ha coperto “lo scandalo sessuale”. Si ricorda come mentre su
Internet venivano diffuse le registrazioni delle telefonate tra Patrizia
D’Addario e Silvio Berlusconi, “la televisione italiana aveva praticamente
ignorato lo scandalo e i giornali (con un paio di eccezioni) hanno coperto la
storia con cautela, molto meno approfonditamente di quanto non sia stato fatto
in Gran Bretagna”. Si sottolineano le critiche mosse invece al comportamento
del premier dai giornali cattolici, come
Famiglia
Cristiana o
L’Avvenire, “in netto
contrasto e forse in diretta reazione al silenzio del Papa della più alta
gerarchia ecclesiastica che hanno trovato in Mr Berlusconi un sicuro alleato in
tematiche quali l’inseminazione artificiale o l’aborto”.
Secondo l’articolo del quotidiano economico britannico siamo
tutti telespettatori della “naturale evoluzione di una forma personalizzata di
governo che Mr. Berlusconi fondò in Italia 14 anni fa, quando si trasformò
improvvisamente dall’essere il più potente barone dei media a premier”. Una
forma personalizzata di governo che trova la sintesi nella canzone “Meno male
che Silvio c’è”, tema della campagna elettorale del 2008. “Ciò che lui offre
non è tanto un programma politico ma se stesso”, scrive Stille. “ Il potere di
Berlusconi oggi supera quello di qualsiasi altro leader dell’Europa
occidentale. Bisogna guardare alla Russia di Vladimir Putin o al Venezuela di
Hugo Chavez per trovare qualcosa di simile”.
La conclusione del
Financial Times è
che Berlusconi sia un fenomeno di comunicazione estremamente moderno, quasi
post moderno. “ I dettagli che Tony e Cherie Blair hanno rivelato della loro
vita sessuale è prova che Berlusconi rappresenta un più ampio cambiamento della
politica”. E’ un politico-celebrità come Ronald Reagan o Arnold Shwarzenegger.
E allo stesso tempo ha capito che in politica si fa campagna continuamente, non
solo sotto elezioni. Una lezione imparata, secondo il
Financial Times, persino da Obama che “ha continuato a vendere
costantemente in tv ogni aspetto del suo programma politico rendendo evidente
che una campagna elettorale permanente non è un fenomeno esclusivamente
italiano”.
* Alexander Stille, professore di giornalismo alla Colombia
University e autore del libro
Il
saccheggio di Roma: Media + Denaro + Celebrità = potere = Silvio Berlusconi.