Referendum il 21 giugno o, più probabilmente, l'anno prossimo. La decisione è uscita dall'ufficio di presidenza del Pdl, dopo che Berlusconi aveva chiarito: il rischio era una crisi di governo. In nottata la precisazione di Bossi: "Io non ho bisogno di mettere Berlusconi con le spalle al muro, abbiamo rapporti troppo cordiali". E poi: "Separare il referendum dalle elezioni non costerà 400 milioni, bisogna dividere almeno per dieci". Ma sul no all'Election day critiche sono arrivate da Confindustria, e soprattutto da Italia dei Valori e Pd.